L'UOMO NERO
A cura di Ceriani Cinzia
E’ una perversione psichica. E’ violenza, abuso, sottomissione e morte.
Gli psicologi definiscono la pedofilia un disturbo, riconducibile all’ambito delle parafilie, dell’eccitazione sessuale provocata da particolari stimoli ritenuti socialmente anomali e alimentata dal piacere per la trasgressione.
Lo “strumento” di piacere del pedofilo è il bambino, indotto a compiere o subire una serie di comportamenti finalizzati alla soddisfazione del desiderio sessuale del soggetto anziano, giovane, benestante, indigente, colto o incolto che sia. Egli guarda il bambino mentre si spoglia, si masturba in sua presenza, lo accarezza e lo persuade a toccarlo a sua volta.
L’attrazione, o meglio l’ossessione, che l’abusante prova per i piccoli non riguarda la sola questione fisica, ma, a suo modo, egli nutre dei sentimenti, che gli impediscono di maltrattare le sue giovani vittime in modo tale che queste non parlino e mantengano segreto il crimine.
Di contro, però, i pedofili così detti attivi, sono in grado di assoggettare il bambino con metodi invasivi e devastanti fisicamente e mentalmente, stando ben attenti a non lasciare segni visibili.
Altri, invece, chiamati latenti, si limitano alla consultazione di materiale pedopornografico diffuso nella rete.
Di certo più pericolosi sono coloro che praticano il pedosadismo, in cui l’eccitazione è associata ad una forma di sesso sadico e amorale che ha come conseguenza, ma non come regola, la morte del fanciullo per tentare di occultare l’accaduto.
Stando sempre alle affermazioni di alcuni psicologi il pedofilo è un individuo dalla personalità immatura e con gravi problemi relazionali che lo rendono incapace di vivere un normale e adulto rapporto amoroso.
Sono narcisisti, hanno scarsa stima di se stessi e scaricano sull’infante il loro costante bisogno di potere e controllo mettendo in gioco molti aspetti mentali, istituzionali, di educazione sessuale e violenza che contribuiscono a definire alcune fra le caratteristiche entro cui riconoscere un pedofilo e, nel contempo, le possibili motivazioni che portano ad esserlo.
Ad esempio l’essere stati a loro volta dei bambini abusati, magari dai genitori, potrebbe far nascere nel soggetto il senso di rivalsa e la conseguente emulazione di atteggiamenti simili, intesi come modelli di detenzione del potere con i quali sottomettere facilmente il bambino.
E’ causa di un sentimento di rivalsa anche l’essere stato un bambino isolato e deriso o l’aver vissuto in un ambiente famigliare contraddittorio e disgregato. Infine, altrettanto determinante, è l’aver assistito a episodi di violenza ai danni di un famigliare senza avere la possibilità di intervenire.
Diversamente da altri loro colleghi, alcuni studiosi della pedofilia in chiave patologica hanno elaborato una teoria in cui racchiudere e analizzare tre particolari tipi di soggetti:
- Gli ansiosi resistenti hanno scarsa stima in loro stessi e si negano all’amore perché indegni; sono persone insicure dedite alla costante ricerca dell’approvazione altrui e riescono ad acquisire sicurezza solo in presenza di un compagno su cui possono esercitare controllo. Raramente usano eccessiva violenza od atti coercitivi contro i bambini.
- Gli evitanti timorosi desiderano il contatto intimo con un adulto, ma, allo stesso tempo, sono terrorizzati da un rifiuto e quando abusano sul minore non si fanno scrupoli ad usare la forza.
- Ultimi sono coloro che ricercano rapporti e relazioni impersonali caratterizzati da un alto tasso di aggressività e da comportamenti addirittura sadici.
DOVE E COME
Ideale, per l’attività del pedofilo, è l’ambiente domestico. Un lupo travestito da agnello, un abusante travestito da padre, madre, zio, nonno, fratello, cugino.
Un tratto tipico del maltrattamento entro l’ambito famigliare, incombente come una nuvola tossica, è il silenzio a cui la vittima viene costretta per impedire la distruzione della famiglia a seguito di un’eventuale denuncia alle autorità.
In linea di massima il principale autore di incesti e abusi è il padre o il patrigno impegnato ad ostacolare ogni tentativo di socializzazione dei componenti della famiglia, mentre la vittima, al contrario, si dimostra socievole e ben disposta a rapportarsi con gli altri.
Il carnefice, inoltre, è solito ricompensare con regali e privilegi di sorta l’oggetto delle sue perversioni per comprarne la complicità e celare lo sfruttamento sessuale.
La madre, il più delle volte assente, sceglie di abbandonare il suo ruolo di donna di casa addossando tutti i doveri richiesti dallo status, compresi quelli sessuali, sulla figlia coprendosi il volto e l’animo con una maschera d’indifferenza.
Lontano dalle mura domestiche il pedofilo presenta una personalità creativa in grado di utilizzare raffinate tecniche di approccio. Egli può corteggiare la madre per arrivare al bambino; conquistare la fiducia dei genitori che lo accolgono nella loro casa come un amico e ottenendo, così, libero accesso. Meschino, può prendere di mira bambini sofferenti o con carenze affettive facendoli sentire importanti e amati.
Altri, i classici frequentatori del turismo sessuale in vigore soprattutto in Asia e in Africa, agiscono senza premeditazione.
Per il pedofilo, parlare di patologia o di ossessione recidiva in riferimento alla sua condizione, è un errore. Egli sostiene di amare il bambino e quindi inevitabile, nell’amore, è l’attrazione per il partner e il contatto fisico.
Le sedute di analisi psichiatriche puntano l’obiettivo sulla rielaborazione dell’infanzia dell’individuo, sminuzzando simultaneamente la sua personalità e richiedendo perciò la massima collaborazione da parte del paziente che di raro accetta.
L’alternativa è rappresentata da una cura farmacologia a base di antidepressivi, antiossessivi e antifobici che inibiscono le pulsioni, calmano l’ansia e diminuiscono il desiderio stabilizzando l’umore. Drastica ma non risolutiva è la castrazione chimica. Essa agisce limitando la secrezione del testosterone, l’ormone maschile che regola lo sviluppo e le pulsioni sessuali, attraverso l’assunzione di antiandrogeni.
IL PARADOSSO
E’ un dato di fatto che la maggior parte dei pedofili rifiuta le terapie rivendicando la legittimità dei loro abusi, forti della convinzione secondo cui il bambino ha la facoltà di accettare o meno le avance dell’adulto.
Naturalmente le cronache al riguardo affermano l’esatto opposto.
La sessualità, a loro avviso, è un aspetto gradevole e fondamentale nella vita delle persone e non è da considerarsi ne maligna ne amorale.
Proprio per questo nascono le associazioni a tutela del “Diritto di libertà sessuale del bambino”,a loro avviso, oppresso da una società sessuofobica.
Secondo tali associazioni i veri danni provocati al bambino sono l’ansia di dover tener nascosti i “giochi” che fanno con gli adulti, i processi penali a seguito delle denunce e il comportamento dei genitori di eccessiva protezione verso i pedofili, che insegnano al bambino a ribellarsi condannandolo a morte.
Indebolire l’influenza dei genitori sui loro figli si pone, allora, come scopo essenziale.
L’associazione pro-pedofilia “The Slurp” ha stilato a tal proposito una lettera idealmente rivolta a tutti i bambini per convincerli a non aver paura e ad abbandonare ogni remissività.
Eccone brevi stralci.
“[…]Probabilmente qualcuno ti ha detto che puoi dire di no. […] Se qualche adulto ti chiede di fare delle “cose”, non devi farle. Questo, ovviamente, non si riferisce al fatto che tua madre ti dice di lavarti i denti. […]
Bene ricorda solo una cosa: se puoi dire no, puoi anche dire sì. Questo significa che se ti senti di fare qualche cosa, tu hai il diritto di farlo. Non importa quello che hanno detto i tuoi genitori. Perché è un diritto. Sei tu che puoi scegliere.”
E ancora.
“Talvolta gli amici con i quali ti diverti ti dicono di non raccontare agli altri quello che avete fatto insieme. […] Il motivo di ciò è semplice: se la gente scopre che hai fatto delle cose con un amico adulto, questo può farlo andare in prigione e rovinargli la vita.”
Risulta qui chiaro il punto su cui far leva. L’ingenua sensibilità del bambino e i sensi di colpa in lui generati. Il bambino, spinto dal timore di far accadere “qualcosa di brutto”, cede all’abuso. Si lancia, vittima sacrificale, fra le braccia dell’orco che lo ha ingannato con subdole parole e chiude, dietro di sé, la porta al dolce paradiso della tenera età.
Ceriani Cinzia




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