Unabomber, giallo sul consulente dell'accusa
A cura di Ceriani Cinzia
Il tecnico era stato il primo a esaminare le forbici trovate in casa di Zornitta
La perizia della difesa avrebbe evidenziato una manipolazione
L'ingegner Elvo Zornitta
TRIESTE - "E' una sciocchezza. Sono sconcertato": lo ha detto il Procuratore Generale della Repubblica di Trieste, Beniamino Deidda, interpellato dall'Ansa sulla notizia pubblicata sul sito Internet di Panorama (www.panorama.it) secondo la quale l'ispettore di Polizia Ezio Zernar è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura del capoluogo giuliano nel corso delle indagini su Unabomber. Secondo le notizie in possesso di "Panorama" il tecnico, consulente della Procura, sarebbe sospettato di aver in qualche modo manipolato o contribuito a manipolare le forbici trovate in casa dell'ingegner Zornitta in modo da renderle compatibili con le tesi accusatorie.
"Per quanto riguarda le mie conoscenze, che sono naturalmente triestine, questa è veramente una sciocchezza", ha ribadito con fermezza Deidda che ha detto di "voler mantenere il massimo riserbo" sull'eventuale interrogatorio al quale Zernar sarebbe stato sottoposto nel corso della scorsa notte.
Risposta di "massimo riserbo" da parte di Deidda anche alla domanda relativa alla circostanza secondo la quale all'eventuale verbale d'interrogatorio di Zernar possa essere stato attribuito anche il valore di informazione di garanzia. "Noi, di fronte a una serie di questioni poste dalla difesa che riteniamo serie - ha affermato con Deidda - siamo impegnati a chiarire fino in fondo le questioni che vengono sollevate. E' palese - ha aggiunto - che per chiarire queste questioni sono in corso indagini. Resto sconcertato dal fatto che qualcuno non soltanto anticipi o dica delle cose prive di senso, ma si cerchi di rompere il tipico riserbo istruttorio di momenti come questi".
"Noi - ha concluso Deidda - siamo assolutamente interessati, davvero tutti, ad appurare tutte le eccezioni contenute nello scritto difensivo. Sono eccezioni serie e noi vogliamo appurare cosa ci sia di vero e di fondato, perchè questo è interesse di tutti".
Sempre secondo 'Panorama', Ezio Zernar, direttore del Lic (Laboratorio indagini criminalistiche) della procura di Venzia specializzato in analisi balistiche, sarebbe già stato interrogato a lungo la scorsa notte. Le ragioni andrebbero ricercate nella controperizia della difesa di Zornitta, depositata dagli avvocati Maurizio Paniz e Paolo Dell'Agnolo. Un documento che, anche secondo la procura contiene elementi seri a favore di Zornitta.
Nella controperizia si ipotizzerebbe che le forbici sequestrate a casa di Zornitta siano state modificate per renderle compatibili con un lamierino di ottone trovato in una trappola esplosiva trovata inesplosa il 2 aprile 2004 nella chiesa di Sant'Agnese di Portogruaro (Venezia) e attribuita a Unabomber.
"Sui contenuti della perizia io non dico assolutamente nulla fino a lunedì", ha detto l'avvocato Maurizio Paniz, rinviando ogni considerazione al 22 gennaio, quando i risultati delle perizie, saranno esaminati, in contraddittorio fra accusa e difesa a Trieste, nella camera di consiglio dell'incidente probatorio disposto dal gip Truncellito. "Non abbiamo mai fatto, assolutamente, il nome di Zernar - aggiunge l'altro difensore di Zornitta, Paolo Dell'Agnolo. Noi - dice il legale - ci siamo limitati a depositare le nostre deduzioni e di questi sviluppi dell' inchiesta non so assolutamente nulla".
Sono stati proprio Ezio Zernar e il Lic a fare, nei mesi scorsi, la prima perizia sulle forbici sequestrate a Zornitta e sul lamierino di ottone recuperato nella chiesa di Portogruaro. Inoltre, è stato lui per primo a utilizzare, nell'inchiesta su Unabomber, la tecnica del "toolmark", basata sul confronto fra le microstrie lasciate da un utensile (per sempio, un coltello o un paio di forbici) su un oggetto lavorato con lo stesso arnese, nel presupposto che ogni utensile lascia tracce assolutamente uniche e inconfondibili, alla stregua dei codici a barre dei prodotti commerciali.
Dopo quattro perizie, la difesa di Zornitta ha contrapposto ieri le conclusioni di una quinta perizia, eseguita dai consulenti di parte Alberto Riccadonna e Paolo Battain, che contesta la validità della tecnica del "toolmark" e presenta un "evento straordinario" e "fatti abnormi" avvenuti nel corso degli accertamenti tecnici precedenti - come ha detto l' avvocato Paniz ai giornalisti - con "la prova che scagiona completamente Zornitta".
"Non posso e non voglio fare commenti: so cosa significa essere indagati. Certo provo stupore, ma anche, improvvisamente, un'enorme stanchezza addosso", è la prima reazione di Elvo Zornitta. L'ingegnere non ha voluto dire se si sente o meno tradito dalla giustizia. "Troppo presto per dirlo - ha spiegato - Da mesi sono una vittima e non voglio commettere lo stesso errore che è stato fatto con me dispensando commenti inopportuni e intempestivi. Però - ha aggiunto con tono deciso - se venisse dimostrata l'accusa emersa in queste ore, allora qualche commento da fare ce l'avrei".
da http://espresso.repubblica.it del 19 gennaio 2007 di Giorgio Cecchetti
Il poliziotto consulente della procura è indagato a Venezia per calunnia e falso. Tutto nacque quando l’inchiesta sembrava ormai destinata all’archiviazione
Prove manomesse, si cercano complici
Zernar avrebbe tagliato il lamierino per «rafforzare» gli indizi contro Zornitta
VENEZIA. Il perito e assistente della Polizia Ezio Zernar, conosciuto a livello internazionale per la sua competenza balistica, è indagato per calunnia, falso ideologico e violazione di pubblica custodia di cose. Ma le indagini proseguono: i controlli potrebbero riguardare anche altre persone. Nel momento in cui fossero confermate le accuse di aver manipolato la prova cardine contro Elvo Zornitta, l’ormai noto lamierino, gli investigatori avrebbero ricevuto indicazioni di cercare possibili complici con cui il poliziotto veneziano potrebbe aver ideato la falsificazione.
Nel pomeriggio di ieri il pubblico ministero Emma Rizzato si è incontrata negli uffici del Tribunale lagunare con il collega triestino Pietro Montrone per decidere come proseguire indagini e accertamenti innanzitutto su quello che sempre più sembra essere un depistaggio, per capire se c’è stato e chi l’ha commesso; in secondo luogo come procedere nei confronti dell’ingegnere di Azzano Decimo, che al di là della perizia sulla forbice, resta l’unico indagato e nei confonti del quale sono stati raccolti numerosi ma non univoci indizi nell’inchiesta su Unabomber.
Toccherà ai carabinieri del Ris del colonnello Luciano Garofalo stabilire che cosa è accaduto al lamierino che faceva parte dell’ordigno inesploso ritrovato nell’inginocchiatoio di Sant’Agnese a Portogruaro l’1 aprile 2004. Era stato proprio Zernar, due anni dopo (era marzo del 2006) a chiedere agli inquirenti di sequestrare tutti gli attrezzi della piccola officina di Zornitta. Aveva già pensato di poterli comparare con i segni lasciati sui materiali.
Proprio nei primi due mesi di quello stesso anno, a Roma, c’era chi sosteneva che il gruppo di investigatori anti-Unabomber andava sciolto: troppi soldi e nessun risultato. Quasi contemporaneamente, a Venezia, il pm Luca Marini, che allora si occupava della vicenda, non nascondeva le sue perplessità sul conto delle indagini su Zornitta e aveva già preso contatti con i colleghi di Trieste per chiedere l’archiviazione (in caso di nuove prove l’indagine può essere riaperta).
Neppure un mese dopo il sequestro degli attrezzi nel capannone di Azzano, la scoperta: nonostante fossero state trovate ben due anni dopo il confezionamento della piccola bomba, Zernar comunica che i segni lasciati da una delle forbici sequestrate a Zornitta lascia le stesse impronte riscontrate sul lamierino dell’ordigno. La scoperta rilancia il lavoro del pool formato appositamente per identificare Unabomber e i pm triestini, dopo la conferma del Ris di Parma e della Polizia scientifica di Roma, chiedono l’incidente probatorio ritenendo sia la prova che cercavano.
Stando alle accuse, Zernar avrebbe rifilato e rimpicciolito il lamierino con le forbici sequestrate nel 2006, lasciando i segni dell’attrezzo di Zornitta: ma i tagli sarebbe stato lui e non Unabomber a farli sul minuscolo pezzo di metallo. Ieri, il procuratore di Venezia Vittorio Borraccetti, con un comunicato di poche righe e senza aggiungere commenti, ha confermato che il perito del Laboratorio di indagini criminalistiche della Procura è indagato e per quali ipotesi di reato. Il sospetto è che lui abbia compiuto materialmente la manipolazione perché aveva la possibilità di farlo, ma l’idea potrebbe essere stata di altri e gli inquirenti cercano di capire di chi.
Lo scopo di Zernar, quindi, sarebbe stato quello di fornire una prova, da aggiungere ad alcuni indizi (che restano validi), per «incastrare» Zornitta, sospettato già prima di essere Unabomber. Una scorciatoia: i colpevoli non si costruiscono con le prove false. E l’inghippo è venuto a galla grazie ai difensori, ma gli investigatori, quando hanno avuto la consulenza in mano, non ci hanno pensato un momento e senza timori hanno voluto vederci chiaro. «Ci sentiamo traditi - ha dichiarato il procuratore generale di Trieste Beniamino Deidda - perchè noi lavoriamo per accertare la verità. Siamo stati ingannati anche noi».





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