I periti ai giudici: "Unabomber è lui"
A cura di Ceriani Cinzia
Le sue forbici usate per uno degli ordigni. Licenziato dall'azienda l'ingegnere indagato
LE RIVELAZIONI DOPO TRE MESI DI LAVORO DEGLI ESPERTI
Ai due superperiti - impegnati per tre mesi con un microscopio a scansione elettronica, un paio di forbici, un lamierino, quattro consulenti e una traduttrice - la risposta chiesta era secca: Sì o No. E’ uscito il Sì. E, dunque, sì: le forbici da elettricista sequestrate ad Azzano X in casa dell’ingegner Elvo Zornitta, unico indagato nell’inchiesta su Unabomber e nel mistero degli ordigni da dodici anni disseminati in ogni angolo del Nordest, sono quelle che hanno tagliato il lamierino di ottone recuperato da un ordigno recuperato inesploso in un inginocchiatoio nella chiesa di Sant’Agnese nel 2004. La perizia depositata venerdì pomeriggio nella Cancelleria del gip a Trieste, con le sue 40 pagine e le sue 363 foto, doveva restare coperta da riserbo fino a lunedì 22 gennaio, data fissata per la discussione in camera di consiglio. Ma ieri il contenuto è stato svelato: il lavoro dei periti mette a segno un punto forse decisivo per l’accusa.
Una conferma, secondo il procuratore Nicola Maria Pace, ai risultati di un’indagine che certo non si fonda solo sulla corrispondenza tra i segni incisi dall’usura nelle lame delle forbici e le tracce trasferite nel lamierino: c’era dell’altro, e questo è un tassello in più. Una non-prova, secondo la difesa (che però è costretta ad accusare il colpo), perché in Italia e in nessun altro paese il toolmark, così si chiama l’esperimento, può essere usato a carico di un indagato. Resta il fatto che adesso toccherà a Zornitta spiegare: quelle forbici hanno tagliato senza possibilità di dubbio il lamierino, quelle forbici sono state trovate in casa sua.
A firmare la perizia sono i due tecnici incaricati dal gip: Pietro Benedetti è l’ex direttore del Banco di prova nazionale delle armi di Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia; Carlo J. Rosati è direttore del Firearm and toolmarks examiner dell’Fbi di Quantico, in Virginia. Sono considerati tra i massimi esperti di balistica al mondo. Accanto a loro c’erano anche due rappresentanti dell’accusa e due della difesa, che hanno seguito tutto lo svolgimento dell’esame.
Le forbici erano già state sottoposte a tre perizie: la prima al Laboratorio di indagini criminalistiche a Venezia, la seconda al Ris di Parma. La terza, al Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine di Roma, aveva comportato un danneggiamento dell’attrezzo, le cui lame erano state disallineate. Ma questo, assicurano Benedetti e Rosati, non ha compromesso l’esito dell’incidente probatorio. Che conferma, con l’ausilio di uno strumento altamente sofisticato e non utilizzato in precedenza, le conclusioni a cui anche le altre perizie erano giunte.
E adesso? «Questa prova non è assolutamente sufficiente. Dimostreremo che il nostro cliente è innocente» assicura l’avvocato Paolo Dell’ Agnolo, che con Maurizio Paniz compone il collegio difensivo dell’ingegnere. E’ invece «raro - secondo il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna - trovare una perizia che si spinge in questi termini di certezza». Nicola Maria Pace definisce il risultato una «prova del nove» che rimette a posto tutti gli altri elementi raccolti in questi anni a carico dell’indagato. Elvo Zornitta cerca di reagire con calma. A 49 anni, una laurea in ingegneria aeronautica, una lunga carriera alla «Oto Melara» di Genova e da tempi più recenti un lavoro da dirigente in una società di Pordenone, si trova disoccupato: è stato licenziato, dice che i vertici dell’azienda non hanno fatto misteri comunicandogli a fine novembre che tutto il clamore intorno alla sua persona rischiava di provocare un danno di immagine. Tre mesi di preavviso, e da fine gennaio è a casa.
Oggi, mentre il macigno della perizia cade sulle sue ripetute dichiarazioni di innocenza, soprattutto questo sembra angosciarlo: «Devo pagare le parcelle dei miei difensori, perfettamente rapportate all’eccellenza del lavoro che stanno svolgendo. Per tutto questo, da febbraio potrò contare solo sullo stipendio da insegnante di mia moglie».
da www.lastampa.it del 14 gennaio 2007di Anna Sandri





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