Inghilterra, Serial Killer prostitute
A cura di Ceriani Cinzia
da www.repubblica.it del 12 dicembre 2006
Salgono a cinque le vittime dell'assassino che sta gettando nel panico
sarebbero di due ragazze "scomparse misteriosamente". La polizia: "Non uscite di casa"
Ipswich, è caccia al serial killer trovati i corpi di altre due prostitute
LONDRA - Orrore senza fine a Ipswich, nel Suffolk: con la scoperta di altri due cadaveri di donne, sale a cinque il numero di prostitute uccise da quello che ormai non si può non considerare un serial killer che si accanisce contro le ragazze che lavorano in strada.
I due cadaveri - la polizia sta finendo gli accertamenti, ma è certa si tratti delle due 'working girl' sparite - sono stati trovati a poca distanza uno dall'altro a Levington, un villaggio qualche chilometro a sud di Ipswich, verso il mare, poco lontano da dove emerse il terzo cadavere.
L'annuncio del macabro avvistamento, brevissimo, è stato dato dagli stessi vertici della polizia, che prevedevano di dare informazioni alla stampa sull'andamento dell'indagine, ma che si sono trovati a dare una notizia terribile, quasi in contemporanea con il ritrovamento dei cadaveri. Da ieri gli agenti continuavano setacciare accovacciati le acque gelide e fangose di torrenti e rigagnoli attorno a Ipswich alla ricerca delle due giovani prostitute scomparse, con un timore che poi è diventato realtà: il "killer delle prostitute" - o i killer - ha colpito ancora, e le nuove vittime sono Paula Clennel e Annette Nichols. Gli ultimi due corpi, uno in particolare, erano a poca distanza dalla strada, a Levington, a indicare, secondo gli inquirenti, che l'assassino sta diventando sempre più spavaldo.
Tutte e cinque erano prostitute, tutte e cinque lavoravano a Ipswich: queste le uniche certezze sulla serie di omicidi che sta sconvolgendo la città nel sudest britannico. E poi un dubbio: la polizia del Suffolk ha scoperto che la terza vittima, Anneli Alderton, 24 anni, è stata strangolata. Un 'modus operandi' diverso da quello dei primi due omicidi, quelli di Gemma Adams e Tania Nicol, che forse furono avvelenate, ma sicuramente non strangolate. Ora bisognerà attendere gli esami della polizia scientifica per capire come siano state assassinate Paula e Annette.
La polizia, che ritiene che qualche indicazione possa arrivare dalle circa 30 prostitute che lavorano in strada nella zona di Ipswich o dai loro clienti, ha invitato il killer - ormai è certo che dietro gli omicidi ci siano la stessa o le stesse mani - a prendere contatto con le autorità. Stewart Gull, responsabile dell'indagine della polizia del Suffolk ha detto: "Chiaramente hai un grosso problema. Chiamami e vediamo come affrontarlo". Per Gull, "la chiave di questi delitti può essere nelle lavoratrici di strada e nei loro clienti. C'è stata una forte risposta dalle ragazze, un po' scarsa dai clienti".
Anneli, l'ultima volta che è stata vista in vita, è stato il 3 dicembre, quando prese un treno pomeridiano da Harwich a Colchester. Poi, era svanita. Fino al 7, quando un automobilista ne ha avvistato il cadavere in una zona boscosa, scambiandolo però per un manichino, e non avvertendo subito la polizia. Il cadavere è stato poi trovato dagli agenti il 10.
"E' importante sapere gli ultimi spostamenti di Anneli.
Sappiamo che, come Gemma e Tania, faceva la prostituta. Ma, diversamente da loro, nessuno aveva denunciato la sua scomparsa", ha affermato il capo della polizia, invitando tutte le prostitute a fare la massima attenzione, se proprio decidono di tornare sul marciapiede. Le indagini, oltre che nel fango dei torrenti, si svolgono anche negli archivi della polizia, che sta verificando dove si trovino i 400 autori di reati sessuali della zona, registrati in un'apposita banca dati.
da www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo341265.shtml del 22 dicembre 2006
Killer prostitute, uomo incriminato
Gb, un 48enne comparso in tribunale
Uno dei due uomini arrestati per la morte di cinque prostitute a Ipswich, in Gran Bretagna, è stato incriminato ed è comparso brevemente davanti ai giudici, dopo essere stato tenuto in un luogo segreto per tre giorni. Si tratta di Stephen Wright, 48 anni, autotrasportatore al porto di Felixtowe. L'altro sospetto, Tom Stephens, 37anni, impiegato in un supermarket, è stato rilasciato. L'incubo del serial killer è finito.
Stephen Wright dovrà rispondere dei brutali assassini, compiuti tra il 2 e il 12 dicembre, di Tania Nicol, 19 anni, Gemma Adams, 25 anni, Anneli Alderton, 24 anni, Paula Clennell, 24 anni e Annette Nicholls, 29 anni, tutte prostitute a Ipswich, nella contea di Suffolk. Le giovani donne, che si conoscevano tutte, erano tutte tossicodipendenti e si vendevano nella cittadina britannica per potersi procurare la droga. L'altro indagato, il primo sul quale si sono concentrati i sospetti della polizia, il 37enne Tom Stephens, è stato rilasciato su cauzione.
Wright rimarrà agli arresti fino al 2 gennaio, data prevista per la successiva audizione davanti al tribunale di Ipswich. L'uomo è comparso alla sbarra vestito elegantemente con un abito blu scuro, con camicia bianca e una cravatta a righe azzurre. L'avvocato dell'accusa ha annunciato che non presenterà domanda per scarcerazione sotto cauzione. "Non si lascia abbattere - ha dichiarato il pm Paul Osler descrivendo lo stato d'animo dell'imputato - Certo, chiunque si trovi tali accuse è traumatizzato, ma lui regge il colpo. Vorrei inoltre richiamare a ciascuno il principio della presunzione di innocenza".
Chi è l'incriminato
Wright, figlio di un militare, lavora come manovratore portuale ed è residente a Ipswich, in un quartiere a luci rosse, con la compagna Pamela, che lavora di notte. I vicini lo descrivevano come un uomo senza storia, dall'abbigliamento curato, gestore di pub, appassionato di golf e con un debole per il gioco. In passato ha lavorato come stewart per parecchi anni sul transatlantico Queen Elizabeth II.
Il padre, 72 enne, aveva dichiarato di non credere che suo figlio fosse "abbastanza intelligente per commettere dei crimini".
L'inchiesta
Benché la legge britannica imponga di non diffondere troppi dettagli a partire dal momento in cui una persona è indagata, è trapelato che i corpi delle giovani prostitute non mostrano tracce di violenza. Fonti poliziesche hanno pertanto suggerito che possano essere state drogate con Valium prima di essere state assassinate. Le ragazze sono state trovate nude, con solo qualche monile addosso, immerse in corsi d'acqua nelle campagne attorno a Ipswich.
Numerosi interrogativi aperti
Sul caso restano tuttavia numerose domande. Perché sono stati impiegati 500 agenti per dargli la caccia? Chi è veramente Steve Wright? Perché avrebbe ucciso cinque prostitute? Quando sono state uccise? Dove (perché sembra siano morte non nei luoghi in cui sono state trovate) e in che modo? A questi interrogativi gli inquirenti devono ancora trovare risposta.
PERCHE’ NON SE NE PARLA
A cura di Ceriani Cinzia
800.000 vittime trucidate in 100 giorni contro le 2980 del World Trade Center.
Gli esecutori materiali del genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994 è la stessa popolazione ruandese, gli Hutu, scagliata con forza alla distruzione del secondo popolo, per incremento demografico, del Ruanda, i Tutsi.
A pianificare fin dagli anni ottanta la guerra civile, scatenata in gran parte dagli europei che con le colonie di Francia e Belgio introdussero il concetto di razzismo, è la moglie del presidente ruandese, Agathe, dopo l’assassinio del marito.
Agathe e i suoi fratelli, complici del misfatto, ora si trovano, protetti da asilo politico, rispettivamente in Francia e in Belgio, finanziatori del massacro.
La radio e i media locali incitano ad uccidere e invitano i Tutsi,consapevoli e sottomessi, a presentarsi ai posti di blocco per consegnarsi ai loro carnefici. Gli stranieri vengono fatti evacuare rapidamente e i caschi blu presenti nella zona si barricano nelle caserme.
I danni subiti e provocati sono incalcolabili: migliaia gli orfani e le vedove, le donne vengono stuprate e poi uccise, epidemie e cadaveri dilaniati ovunque.
A dodici anni dal tragico evento nessuno lo ricorda e nessuno ne parla, attorno vi è solo silenzio e i giovani non sanno neppure cosa è accaduto. Forse è troppo grande la vergogna dell’ONU e del resto del mondo per non essere intervenuti, per non aver fermato la carneficina quando avrebbero potuto, o forse la vita umana non ha sufficiente valore da indurre i potenti a reagire.
L’11 settembre 2001 inizia la rappresaglia fra Oriente ed Occidente.
Gli attentati terroristici nel centro di Manhattan e sul Pentagono ne sono la causa.
Una delle più grandi potenze mondiali, l’America, colpita nel cuore e nell’orgoglio, assurdo, tanto da spingere i maligni ad insinuare il tarlo del complotto interno, del “lo sapevano e hanno lasciato che accadesse”.
L’Iraq viene bombardato, i maggiori stati europei si alleano con il continente oltraggiato e l’ONU si mobilita.
Gli U.S.A sono potenti e, se infastiditi, pericolosi e l’amicizia è un bene prezioso.
Vengono raccolte le testimonianze dei superstiti delle Twin Towers, si aprono dibattiti religiosi, partono gli speciali e i documentari trasmessi in prima serata dalla tv nazionale, i soccorritori e i soldati che partono in missione di pace sono eletti a eroi.
Gli articoli che riguardano la strage si moltiplicano e i riferimenti, anche se brevi, su quella triste e recente pagina di storia d’oltre oceano sono sulla bocca di tutti ad ogni occasione.
Il terrorismo è un problema che riguarda il mondo intero. Il genocidio del Ruanda, evidentemente, riguarda solo il Ruanda.
Ceriani Cinzia
Terrore e Terrorismo
TERRORE E TERRORISMI. LA STORIA “A MANO ARMATA” seconda parte da http://www.storiain.net
Militante dell’EZLN
Eclatante fu la distruzione del centro informatico del quartier generale americano a Heidelberg, attraverso il quale si coordinavano i voli degli aerei che bombardavano il Vietnam. In seguito divenne attiva anche contro il potere politico ed economico tedesco: furono così sequestrati o uccisi magistrati, direttori di banca ed imprenditori. Tra le 43 persone assassinate dalla RAF, rilevante per la procedura utilizzata è l’omicidio di Hans Martin Schleyer, presidente della Confindustria tedesca, rapito e giustiziato nel settembre 1977, proprio come succederà l’anno dopo ad Aldo Moro in Italia. Dal 1979 l’organizzazione rivolse di nuovo le sue attenzioni alla Nato, questa volta con una serie di attentati contro uomini americani. La RAF esaurì le sue azioni terroristiche nel 1992, quando, dopo il crollo dei regimi comunisti dell’Est europeo, è stata costretta ad ammettere che non aveva più senso continuare la lotta armata. In un comunicato del 10 aprile, infatti, la RAF fece autocritica: “dobbiamo prendere atto che l’idea di creare una breccia per la liberazione nella lotta comune internazionale non ha preso piede”, per questo è necessario “riflettere sugli errori” e cercare “nuove definizioni politiche”. La RAF in definitiva comunicava di voler sospendere “gli attacchi contro i rappresentanti di spicco dell’economia e dello Stato”, per favorire un compromesso politico con il governo tedesco.
Anche la Francia non fu esente dal fenomeno terroristico. Anzi questo Stato ha subito attentati terroristici di svariate matrici: da quella islamica a quella indipendentista dei corsi, sino a quella estremista di destra e di sinistra. Rappresentanti del terrorismo nero sono stati la Oas, mentre rappresentanti del terrorismo rosso sono stati Gauche Prolétarienne e Action Directe.
La OAS, Organisation de l'armée secrete (Organizzazione dell'Esercito Segreto), fu un’organizzazione segreta fascista e razzista capeggiata da altissimi ufficiali dell'esercito francese che tentò, a partire dal 1961, di annientare il movimento d’indipendenza algerino utilizzando qualunque mezzo (attentati, sequestri, omicidi). Fu comandata dai generali Salan e Jouhaud fino al loro arresto, avvenuto nel 1962.
Particolarmente attiva e pericolosa è stata l’organizzazione Action Directe. Creata nel 1979 da JeanMarc Rouillan, dalla fusione del Groupe d’Action Révolutionnaire Internationale con la Noyaux Armés Pour l’Autonomie des Peuples, l’Action Directe fu attiva solamente otto anni. Al suo interno esistevano due sottogruppi: uno nazionale e uno internazionale. Quest’ultimo caldeggiava per la fusione dei movimenti terroristici europei, avviando di fatto una collaborazione attiva con la RAF tedesca e le Cellules Communistes Combattantes belghe. Con la RAF la fusione fu più evidente, creando il 5 gennaio 1985 il “Fronte PoliticoMilitare per l’Europa Occidentale”.
La fazione nazionale invece, tra il 1982 e il 1985, effettuò numerosi attentati dinamitardi e attacchi a mano armata nella regione parigina. Questa fazione si esaurì il 28 marzo 1986 con l’arresto di uno dei suoi capi, André Olivier. Il 21 febbraio 1987 l’arresto di altri capi storici (JeanMarc Rouillan, Nathalie Mènigon, Régis Schleicher, Joëlle Aubron e Georges Cipriani) segnò la fine definitiva di Action Directe.
Un’ulteriore manifestazione del terrorismo, questa volta di matrice indipendentista, ha investito i rapporti fra la Francia Metropolitana e le colonie, i DOM – TOM (Départements d’Outre Mer e Territoires d’Outre Mer) dagli anni ’80 in poi. In particolare, si segnalano il caso della Nuova Caledonia nel
Una lotta indipendentista e antifrancese è condotta dal 1975 dal FLNC. Il Frontu di Liberazione Nazionalista Corsu è il movimento che lotta per l'indipendenza della Corsica, sorto nel 1975 dalla fusione del FPCL (Frontu Paesanu Corsu di Liberazione) e di Ghustizia Paolina" (GP) . La sua prima azione fu la "nuit bleue" (notte azzurra), tra il 4 e il 5 maggio del 1975, quando 22 ordigni esplosero in numerose località corse e in alcuni quartieri di Nizza e di Marsiglia.
Un gruppo di terroristi dell’IRA
Nella conferenza stampa clandestina di rivendicazione degli attentati, vennero esplicati gli obiettivi principali dell'organizzazione, tra cui, oltre all'indipendenza della Corsica, la realizzazione della riforma agraria, il raggruppamento degli indipendentisti corsi arrestati nel corso degli anni in una prigione sull’isola e non sul continente.
La maggior parte degli attacchi del FLNC sono perpetrati in Corsica, mentre soltanto un numero secondario avviene in Francia continentale. Gli attacchi del FLNC sono principalmente rivolti ad infrastrutture, da quelle turistiche a quelle istituzionali (caserme di gendarmi, municipi, ecc.). Lo sviluppo del terrorismo corso è culminato nel 1998 con l’assassinio del prefetto Claude Erignac, il più alto rappresentante della Repubblica francese sull'isola (anche se il FLNC ha negato ogni responsabilità). Gli ultimi anni sono stati caratterizzati però anche da una riapertura del dialogo fra lo Stato e i movimenti autonomisti dell’isola, che hanno raggiunto un importante risultato nel giugno 2000, con la predisposizione di riforme volte a concedere una sorta di statuto speciale per la Corsica, sull’esempio italiano della Sardegna.
Il terrorismo irlandese dell’IRA (Irish Republican Army) e quello spagnolo dell’ETA (Euzkadi Ta Azkatasuna – Terra Basca e Libertà) presentano affinità, in quanto movimenti locali di sinistra, con caratteristiche sia indipendentistiche che rivoluzionarie. In più entrambe hanno conosciuto una rilevante adesione della popolazione.
Nel 1958, nella Spagna del generale Franco, iniziò ad operare un’organizzazione separatista clandestina, sorta dal movimento nazionalista basco, dalla quale impersonò le istanze più radicali. Inizialmente l’ETA adottò, tra le sue motivazioni politiche, la lotta al franchismo, opponendogli una durissima attività armata culminata nel 1973 nell’attentato al capo del governo Carrero Blanco. Conclusa la dittatura di Franco, e nonostante la restaurazione dell’autonomia nelle province basche, l’organizzazione dell’ ETA decise di continuare la lotta per l’indipendenza totale dei baschi. L’obiettivo fu perseguito sia attraverso la lotta armata sia intervenendo nella vita politica con il partito Herri Batasuna. Negli anni Novanta del 1900, il governo socialista, anche con metodi illegali, attuò una durissima repressione per combattere il fenomeno terrorista. L’ ETA rispose uccidendo militanti politici, giornalisti, intellettuali, imprenditori e politici, tutte figure ritenute complici del potere centrale. Nel settembre del 1998 l’ ETA dichiarò una tregua unilaterale, per consentire alla nuova formazione politica nata dal “Patto di Lizarra” (nazionalisti moderati baschi e Partito Nazionalista – PNV) di operare diplomaticamente. Nell’ottobre dello stesso anno la formazione politica Euskal Herritarrok, erede politica del partito Herri Batasuna, ottenne nelle elezioni regionali un significativo risultato. La tregua durò poco per l’inconciliabilità delle posizioni separatiste e governative. Così, a partire dal 1999, l’ ETA riprese la lotta armata con una serie di sanguinosi attentati.
Il terrorismo irlandese è stato un vero e proprio movimento urbano su larga scala. Il suo obiettivo indipendentistico si unì alle motivazioni di carattere religioso e culturale. Infatti, oltre a denunciare e lottare il colonialismo economico di cui l’Irlanda era vittima da parte dell’Inghilterra fin dal XVI secolo, gli irlandesi a maggioranza cattolica sopportavano mal volentieri un governo centrale protestante.
Le frange estremiste del movimento nazionalista Sinn Fein organizzarono un piano insurrezionale che, attraverso anche l’appoggio della popolazione, avrebbe conquistato i luoghi chiave di Dublino, proclamando la nascita di uno Stato irlandese indipendente con un governo rivoluzionario provvisorio. Il piano fu attuato il mercoledì della settimana santa della Pasqua del 1916, ma fu subito represso dall’esercito inglese. Nel 1919 nacque una vera e propria organizzazione paramilitare, l’Irish Republican Army (IRA) guidata da Eamon De Valera (leader del Sinn Fein) e da Michael Collins (un sopravvissuto alla “Pasqua di sangue” del 1919).
Da allora si portò il terrore sul suolo inglese. Il 6 dicembre del 1921, dopo una serie di sanguinosi attentati, fu stipulato il “Trattato di Londra”, che concedeva l’autonomia alle contee cattoliche riunite nello Stato Libero d’Irlanda (riconosciuto “dominion” nel dicembre 1922). Le contee protestanti, invece, furono riunite nell’Ulster (o Irlanda del Nord) rimanendo legate giuridicamente al Regno Unito.
Michael Collins sottoscrisse l’accordo di Londra, ma in seguito fu assassinato dai suoi stessi compagni di lotta nel 1932, perché giudicato un traditore della causa dell’Irlanda. Dopo questa piccola vittoria, il partito Sinn Fein si spaccò tra chi accettava come definitivo e accettabile l’accordo, e chi avrebbe voluto che l’Irlanda tutta divenisse indipendente. Eamon De Valera faceva parte di quest’ultima fazione e per questo fondò il nuovo partito Fianna Fail. Nel 1949 nacque la Repubblica di Irlanda (EIRE) che comprendeva unicamente il sud dell’isola. Dopo questa indipendenza, l’ IRA proseguì la sua lotta con l’obiettivo di liberare anche l’Ulster dalla sudditanza inglese. Lo scontro armato iniziò un’altra fase cruenta della storia dell’Irlanda, con azioni sanguinose da parte dell’IRA e risposte altrettanto sanguinose (e a volte illegali) da parte degli inglesi. Il 20 luglio 1997, grazie ai cambiamenti apportati dal primo ministro Tony Blair, sfociati nel “Good Friday Agreement” (Accordo del Venerdì Santo), con cui si stabiliva un compromesso sull’autonomia dell’Ulster, l’IRA ha deposto le armi. Nell’estate del
Militanti dell’ETA
Di un certo rilievo sono le azioni della Epanastatiki Organosi 17 noemvri (Organizzazione Rivoluzionaria 17 novembre), un gruppo di estrema sinistra operante in Grecia sin dal 1975. Il gruppo si è reso responsabile di decine di attentati e di 23 omicidi. Tra le sue azioni più eclatanti ricordiamo il lancio di alcuni missili contro l’ambasciata tedesca ad Atene e l’assassinio, nel giugno 2000, dell’addetto militare dell’ambasciata britannica Stephen Saunders. L’Organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre deve il proprio nome al giorno della violenta repressione della rivolta degli studenti del Politecnico d’Atene, il 17 novembre 1973, durante la dittatura dei colonnelli (19671974). Sorto nel 1975, il gruppo “17 novembre” ha avuto come obiettivi principali gli interessi americani in Grecia ed alcuni imprenditori. Si avevano ben poche notizie su questo gruppo fino al 2002 quando, in seguito ad un attentato in cui veniva ferito dallo scoppio dell'ordigno che intendeva piazzare al Pireo, il 29 giugno fu arrestato il primo, presunto, membro dell'organizzazione. Dopo 27 anni d’indagini, finalmente la polizia greca iniziò ad arrestare altri membri dell’organizzazione clandestina, tra cui un professore di matematica che ne è considerato il leader. L'organizzazione "17 novembre" è inserita nelle liste del dipartimento di stato americano come organizzazione pericolosa, per questo la Grecia è ancora considerato un paese a rischio terrorismo, soprattutto in vista delle olimpiadi del 2004.
Il terrorismo fuori dall’Europa. Nella complessa realtà dell’America Latina, le formazioni terroristiche e di guerriglia si sono caratterizzate come espediente per la rivoluzione. A questo “terrorismo dal basso” si devono aggiungere i vari “terrorismi dall’alto” che spesso hanno scritto drammatiche pagine di storia dell’America Latina. Un esempio su tutti di “terrorismo dall’alto” è quello praticato dal Cile di Augusto Pinochet.
L’11 settembre 1973 il generale Pinochet, nominato da poco capo delle Forze Armate, guidò, sostenuto anche dalla CIA, un golpe nel quale lo stesso presidente in carica Salvador Allende perse la vita. Pinochet si autoproclamò capo dello Stato, sospendendo la Costituzione cilena, sciogliendo il Congresso democraticamente eletto e instaurando una feroce dittatura militare. Tutti gli oppositori furono perseguitati, arrestati, assassinati. Iniziò anche il triste fenomeno dei desaparecidos, ossia di quelle persone che il regime fece sparire per sempre. Tutti i leader dell’opposizione furono perseguitati, ovunque si trovassero: l’ex vice presidente Carlos Prats fu ucciso assieme alla moglie a Buenos Aires, lo stesso accadde all’ex ministro Orlando Letelier a Washington, il politico Bernardo Leighton fu invece raggiunto a Roma dove fu ferito in maniera grave. La terribile persecuzione, con torture, sparizioni ed esecuzioni in massa, riguardò non solo i politici, ma chiunque potesse opporsi al regime di Pinochet: intellettuali, giornalisti, scrittori, attori, poeti.
Per guadagnarsi la non ingerenza dei Paesi occidentali (vergognosamente impassibili), Pinochet revocò i provvedimenti di nazionalizzazione di tutte le industrie, delle banche e dei trasporti voluti dal socialista Salvador Allende. Per questo il Cile è stato indubbiamente un esempio di Stato in cui si è sviluppato “il regime del terrore dall’alto”. Altri Stati del sottocontinente americano, comunque, hanno praticato il “terrorismo dall’alto”.
Per quanto riguarda le formazioni terroristiche e di guerriglia che hanno operato e in parte ancora attive in America Latina, l’elenco è particolarmente nutrito. Tra queste si devono
almeno ricordare il Fronte Patriottico Manuel Rodriguez, sorto nel 1983 come frangia armata del Partito Comunista Cileno; le Forze Ribelli Popolari Lautaro, attive in Cile verso la fine degli anni Ottanta del 1900; l’Esercito di Liberazione Nazionale della Bolivia e i guerriglieri Tupac Katari sempre in Bolivia; i Montoneros, formazione guerrigliera della sinistra peronista argentina che favorirono il ritorno al potere di Peron; le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, braccio militare del Partito Comunista Colombiano, spesso in connessione con i narcotrafficanti, e l’Esercito di Liberazione Nazionale Colombiano, gruppo ispirato a Che Guevara e a Fidel Castro; dal
Quest’ultimo gruppo, fondato nel 1962 dall’avvocato socialista Sendic, prende il nome da “Tupac Amaru”, il leggendario ultimo capo indio ribellatosi nel secolo XVIII agli spagnoli e da questi ucciso. I Tupamaros salirono alla ribalta delle cronache nel dicembre 1996 per il clamoroso assalto alla residenza dell’ambasciatore giapponese a Lima, dove per ben quattro mesi i terroristi tennero in ostaggio 72 persone, fino all’aprile del 1997, quando le forze antiterrorismo peruviane fecero irruzione liberando gli ostaggi e uccidendo tutto il comando terrorista.
Il terrorismo in Asia ha assunto una grande molteplicità di volti. In Turchia, nelle regioni sudorientali a maggioranza curda, troviamo il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), d’ispirazione marxistaleninista e che combatte per la creazione di uno Stato curdo; sempre in Turchia particolarmente attivo negli anni Novanta del 1900 è stato il Fronte Rivoluzionario per la Libertà del Popolo, dichiaratamente ostile agli USA e alla NATO.
In India il terrore è spesso legato al terrorismo Sikh, responsabile tra l’altro dell’assassinio di Indira Ghandi. Nello Sri Lanka troviamo le Tigri della liberazione del Tamil Eelam (LTTE). La guerriglia delle Tigri del Tamil in Sri Lanka si protrae dal
Nelle Filippine, a parte il terrorismo islamico, particolarmente attivo è stato il Nuovo Esercito del Popolo, gruppo d’ispirazione maoista sorto nel dicembre del 1969 per combattere soprattutto la presenza americana.
Anche il Giappone ha una lunga tradizione nel campo del terrorismo, legata prevalentemente a formazioni d’estrema sinistra, fortemente antiamericane. L’organizzazione più nota è certamente l’Armata Rossa Giapponese, fondata intorno al 1970 con il preciso obiettivo di rovesciare il governo e le istituzioni imperiali giapponesi, ma soprattutto infiammare la rivoluzione mondiale. Legata a gruppi terroristici palestinesi è divenuta drammaticamente nota per aver compiuto il primo attacco kamikaze (nel 1972 all’aeroporto di Tel Aviv in Israele). L’arresto in Giappone nel 2000 della sua leader storica Fusako Shigenobu, ha fatto registrare l’esaurimento quasi totale del gruppo. Di più recente formazione, sempre in Giappone, è invece l’Esercito Rivoluzionario Kansai, braccio armato dello schieramento estremista di sinistra nato dalla frammentazione del Partito Comunista Giapponese.
La formazione più pericolosa, anche se non eversiva, è l’Aum Shinrikyo. Più che un’organizzazione terrorista, questa è una setta religiosa il cui credo finale, marchiato al più assoluto fanatismo, è che occorra “distruggere per rigenerare”. Aum è una parola sanscritta che significa “essenza dell’Universo”, mentre Shinrikyo vuol dire “insegnamento della verità”. Suo è il tentativo di avvelenare con il gas nervino (sarin) i passeggeri della metropolitana di Tokyo il 20 marzo 1995, provocando 12 morti e 5000 feriti. L’ Aum Shinrikyo continua ad esistere, anche se il suo fondatore Shoko Asahara si trova nelle prigioni giapponesi. Il culto si è radicato oltre che in Giappone, anche in Australia, Taiwan, Sri Lanka, Russia, Ucraina, Germania e Stati Uniti d’America.
Il terrorismo islamico. Il terrorismo mediorientale nacque nel
Nel 1974 nacque dalla scissione dell’OLP l’organizzazione Abu Nidal, responsabile tra l’altro di due gravissimi attentati negli aeroporti di Roma e Vienna (1985). Tra questi gruppi palestinesi, il Fronte per la Liberazione della Palestina compì il tristemente famoso sequestro della nave Achille Lauro nel 1985. Tra le altre azioni più eclatanti ricordiamo il dirottamento di quattro aerei, tra cui uno delle linee israeliane El Al (settembre 1960); l’uccisione durante le Olimpiadi a Monaco di 11 atleti israeliani (in questo caso i palestinesi furono appoggiati dalla RAF); la prima azione kamikaze nel 1972 all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv a causa dell’Armata Rossa Giapponese (che agì a nome dei palestinesi). La collaborazione con la tedesca RAF fu essenziale per i palestinesi al sequestro degli 11 ministri del petrolio dei Paesi appartenenti all’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) nel 1975.
Il terrorismo palestinese si è saldato così ad altre organizzazioni armate clandestine, al contempo quest’ultime sono state ospitate e istruite alla lotta armata nei campi d’addestramento palestinesi. Nel contesto della lotta per la liberazione della Palestina, ruolo rilevante ha l’organizzazione sunnita Hamas, fondata nel 1987 dallo sceicco Yassin come ramo palestinese della “Fratellanza Musulmana”. Il gruppo ha i suoi punti di forza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove operano le Brigate Ezzedin al Qassam, responsabili della maggior parte degli attentati suicidi in Israele e nei Territori occupati. Israele, da parte sua, non ha esitato a rispondere con mezzi altrettanto terroristici, rendendo la regione mediorientale una vera e propria minaccia alla pace internazionale.
Lo Stato d’Israele ha anche al suo interno due gruppi terroristici di matrice religiosa: il Kach e il Kahane Chai. Entrambi lottano per restaurare lo Stato biblico nel Paese. Dai primi anni Settanta il partito Kach del rabbino Meir Kahane (e, dopo l'assassinio di questi nel 1990, di Kahane Chai) è stato utilizzato per attaccare i luoghi sacri dei palestinesi e dell'Islam in Israele e nei Territori occupati con lo scopo di suscitare scontri violenti. Il premier israeliano Yitzhak Rabin mise di conseguenza fuorilegge i due gruppi di estrema destra, per tutta risposta il 4 novembre 1995 un aderente del Kach, Yigal Amir, assassinò Rabin.
A parte le organizzazioni di lotta palestinesi, in Medio Oriente, Asia e Africa settentrionale hanno operato (o ancora agiscono) altri gruppi islamici.
In Egitto rintracciamo la Jihad Islamica e Al Gama’a AlIslamiya. Il primo gruppo nato per rovesciare il governo egiziano e sostituirlo con uno islamico (il gruppo è responsabile tra l’altro dell’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981); il secondo è stato responsabile della strage di Luxor del 1997, costata la vita a 58 turisti stranieri.
Altro gruppo che va ricordato è quello degli Ezbollah (Partito di Dio), nato in Libano e sostenuto da Siria e Iran, responsabile tra l’altro dell’attentato contro la caserma americana di Beirut nel 1983 (200 morti) e dell’attacco all’ambasciata americana a Beirut nel 1984 (14 morti).
Combinando Islam e marxismo, i Mujahidin del Popolo, un gruppo di dissidenti iraniano, ha all’attivo numerosi attentati in Iran.
In Pakistan si sono radicati il gruppo Narakat UlMujahidin, che ha condotto numerosi attentati contro civili e militari indiani specialmente nella regione del Kashmir, e il gruppo Jamaat UlFuqra con alcune cellule nel Nordamerica.Nelle Filippine il piccolo gruppo Abu Sayyaf, il più radicale dei gruppi filippini, ha come obiettivo quello di creare uno Stato islamico nelle province meridionali del Paese. Si distinse per il sequestro di venti turisti occidentali in un’isola della Malaysia nel 2000, tenendoli in ostaggio per mesi sino al rilascio ottenuto grazie alla mediazione del leader libico Muammhar Gheddafi. In Asia ricordiamo anche il Movimento Islamico dell’Uzbekistan, una coalizione di militanti islamici che si oppone al regime secolare del presidente Islom Karimov.
Per quanto riguarda l’Africa settentrionale, ricordiamo tra gli altri gruppi il temibile Gruppo Islamico Armato (GIA). Il gruppo è nato in Algeria, dopo l’annullamento delle elezioni politiche del 1992 vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (FIS). Il GIA è stato responsabile di una catena impressionante d’omicidi e attentati. Particolarmente attivo in Algeria è anche l’Armata Islamica di Salvezza, braccio armato del FIS.
Il terrorismo globale. La scomparsa della bipolarità ha messo in risalto i guasti e il mancato equilibrio determinato dalla presenza di una sola superpotenza. Grazie al processo di globalizzazione, il nuovo terrorismo ha avuto l’opportunità di “fare rete transnazionale”, internazionalizzandosi. Paradossalmente ha poi impostato le sue ragioni di lotta sullo stesso processo di globalizzazione, inteso come espressione dell’ingiusto dominio sul mondo del capitalismo occidentale e in particolare del suo Paese leader, gli Stati Uniti d’America.
A questo punto è necessario introdurre la figura dello sceicco saudita Osama bin Laden. Da questo misterioso sceicco è nata negli anni Novanta del 1900 l’organizzazione Al Qaeda. Tra gli obiettivi principali del gruppo vi sono la liberazione della presenza americana dai luoghi santi all’Islam, primi fra tutti l’Arabia Saudita e Gerusalemme; scacciare gli israeliani che hanno occupato abusivamente la Palestina; destabilizzare l’Occidente con il suo capitalismo selvaggio e colpire gli Stati musulmani “amici” degli infedeli (USA e Israele). A questo scopo, Bin Laden ha dato vita nel giugno 1998 al Fronte Internazionale Islamico, a cui hanno aderito tutti i principali gruppi radicali aderenti alla Jihad islamica.
Ad Al Qaeda sono stati attribuiti un'infinita serie d’azioni terroristiche violentissime: tra le più sanguinose ricordiamo l’attentato del 25 giugno 1996 al quartier generale dell’aeronautica statunitense a Khobar, in Arabia Saudita, con 19 soldati uccisi e 300 feriti; gli attentati contro le ambasciate americane di Nairobi (Kenya) e Dar esSalaam (Tanzania) del 7 agosto 1998, con 258 morti e 4000 feriti; l’attentato suicida ad un cacciatorpediniere americano nel porto di Aden (Yemen) il 12 ottobre 2000, con 17 morti e 40 feriti; l’attacco kamikaze simultaneo a New York e Washington dell’11 settembre 2001, con circa 6000 morti e un numero elevatissimo di feriti, oltre all’abbattimento di tre aerei e dei due grattacieli gemelli di Manhattan.
Il nuovo terrorismo è una risposta sbagliata ai non pochi problemi reali del pianeta. In più, la condizione mentale di un individuo disposto a suicidarsi per ammazzare, non è influenzata minimamente da una durissima reazione militare, che, anzi, aumenterà il delirio criminale dei terroristi.
Dobbiamo quindi conservare – lo dico per me, prima di tutto – il nostro spirito critico di fronte a questa orgia di violenza. La politica estera occidentale ha prodotto nel mondo abbastanza miserie, amarezze e risentimento per essere facilmente sfruttata dall’islamismo radicale. A tutt’oggi siamo sottoposti alla più raffinata manifestazione d’inganno, che consiste nella rimozione dei propri crimini e nella sottolineatura esclusiva di quelli altrui. Allora dobbiamo guardarci dietro per necessità. Dobbiamo capire quali sono state le vicende che hanno portato a scrivere queste drammatiche pagine di storia.
Il terrorismo internazionale ha mostrato purtroppo di avere a sua disposizione moderne tecnologie, supportate da risorse finanziarie straordinarie e da risorse umane inimmaginabili. Questo non ha fatto altro che aumentare la sua capacità di offendere e spargere terrore. L’imprevedibilità delle azioni di questa centrale del terrore, il potenziale distruttivo che ha a sua disposizione e la fortissima forza di volontà dei suoi aderenti, rendono questo terrorismo un’emergenza. Ma l’emergenza ha anche altri nomi. Mi riferisco alle ignobili e crudeli ingiustizie e oppressioni a cui una parte del pianeta deve sottostare. Sono queste che alimentano il terrorismo. Se la lotta al terrore si riduce a una sommatoria indefinita d’uccisioni, la differenza con il terrorismo allora non si potrà più notare.
BIBLIOGRAFIA
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- Gli “Heyssessin”, gli antenati dei moderni killers politici, di E. Bellomo, in Storia in Network, numero 15, Milano, gennaio 1998
- I “Thug”: i veri “misteri della giungla nera”, in Cristianità, anno XXV, n. 267-268, Piacenza, luglio-agosto 1997, pp. 16-18
- Il terrorismo. Storia, concetti, metodi, di Roberto Massari - Massari Edito-re, Roma, 1998
- Terrorismo. Dall’antichità all’undici settembre 2001, di Carr Caleb - Mondadori, 2001
- Storia del terrorismo, di Andrei Sinclar - Newton & Compton, 2003
- Terrorismo internazionale, di L. Bonanate - Giunti Editore, 2001
- L’Italia degli anni di fango (1978-1993), di Mario Cervi e Indro Montanelli - Rizzoli, Milano, 2001
- Ombre nere. Il terrorismo di destra da Piazza Fontana alla bomba al “Manife-sto”,
- di Daniele Biachessi - Mursia, Milano, 2002
- Mi dichiaro prigioniero politico. Storia delle Brigate Rosse, di Giovanni Bianconi - Einaudi, Torino, 2003.





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