L’Angelo della morte, Sonya Califfi
L’Angelo della morte, Sonya Califfi, prima parte
La Repubblica del 15 dicembre 2004
Lecco, le morti sospette dopo l'assunzione nell'ospedale
A casa sua sequestrati articoli sottolineati sulla "dolce morte"
Infermiera uccide sei pazienti "Volevo attirare l'attenzione"
Ha confessato: "Ho accelerato i tempi del loro decesso
perché provavo pietà per quei malati terminali"
LECCO - Una donna di 34 anni, divorziata, infermiera all'ospedale Alessandro Manzoni di Lecco, ha confessato di aver provocato la morte di cinque o sei pazienti per embolia. Le sue vittime, cinque sicure - ma il sospetto è che possano essere state ancora di più - erano tutte persone anziane, gravemente ammalate, pazienti in fase preterminale, come affermano i medici. L'infermiera ha confessato di averli uccisi con iniezioni di aria, tra il primo settembre e il 10 novembre.
"Volevo solo attirare dell'attenzione su di me perché mi sentivo sottovalutata. E poi quelle persone destinate a morire in poco tempo mi facevano pietà. Ecco perché ho accelerato i tempi del loro decesso". Questa in sintesi la confessione che l'infermiera Sonia Caleffi avrebbe scritto nella lunga lettera consegnata agli inquirenti. La donna avrebbe agito su anziani pazienti che avevano possibilità di sopravvivenza non superiore a un paio di settimane. E lei, impietosita, avrebbe deciso di attuare la "dolce morte".
Sonia Caleffi ora è accusata di omicidio plurimo. In casa sua, a Como, i carabinieri hanno sequestrato numerose riviste con articoli sulla "dolce morte" con sottolineati parecchi passaggi. Prima di lavorare al Manzoni di Lecco, la donna aveva svolto servizio anche presso il Valuce di Como. Separata dal marito, Sonia negli ultimi tempi sarebbe stata in cura per un grave stato di prostazione e problemi di carattere psichico. In passato, l'infermiera aveva sofferto di anoressia.
Secondo le prime informazioni dopo alcune morti "poco convincenti" la dottoressa Laura Chiappa, direttrice medica di presidio, si era rivolta alla Procura. Tutto è iniziato dopo un decesso avvenuto il 10 novembre quando è deceduta un'anziana paziente, affetta da una patologia non reversibile. Quel giorno, l'infermiera sarebbe entrata nella camera di una malata terminale invitando i parenti a uscire perché doveva effettuare delle prescrizioni mediche.
Subito dopo sarebbe uscita dicendo che la paziente stava morendo, cosa che avvenne pochi minuti dopo. Ma proprio i parenti della deceduta notarono una strana agitazione nell'infermiera e il camice sporco di sangue. La successiva autopsia confermò che la morte non era stata naturale, ma procurata. L'infermiera fu subito trasferita in un altro servizio non più a contatto con i degenti, in attesa che le indagini si concludessero con l'acquisizione di ulteriori prove.
Le prime voci di morti sospette circolavano in ospedale già dalla scorsa estate. Nel reparto Medicina 1 il tasso di mortalità era incredibilmente salito dopo l'assunzione dell'infermiera. La Direzione medica, in autunno, ha disposto un'indagine interna, con l'esame sistematico delle cartelle cliniche delle persone decedute tra settembre e novembre: in tutto cinque o sei casi.
http://www.merateonline.it del 27 dicembre 2004
Como: interrogata Sonya Caleffi dai PM
di Lecco e Como. Giovedì vedrà la mamma
E` durato oltre due ore l`interrogatorio da parte del Sostituto Luca Masini della Procura di Lecco di Sonya Caleffi, l`infermiera comasca accusatasi di aver procurato la morte ad alcuni pazienti del "Manzoni" di Lecco e indagata per altri casi sospetti al "Sant`Anna" di Como. Durante l`interrogatorio la donna avrebbe confermato quanto già aveva spiegato al Giudice preliminare nei giorni scorsi. Oggi si è appreso che oltre ai quattro decessi e al tentato omicidio già contestati, la Procura di Lecco addebita alla 34enne un secondo tentativo. Entrambi sarebbero avvenuti nel mese di ottobre ai danni di due anziani pazienti. Sempre oggi è anche emerso che gli episodi sospetti segnalati alla Procura di Como da una dottoressa fino a qualche fa tempo in servizio del reparto femminile del "Sant`Anna" di Como sono due e che riguardano i pazienti deceduti per "arresto respiratorio". Secondo quanto ha riferito l`avvocato difensore, Claudio Rea, l`infermiera "con estrema lucidità ha ricostruito la sua attività omicida a Lecco mentre ha respinto con vigore ogni ipotesi di accusa per quanto riguarda gli "strani decessi avvenuti all`ospedale di Como e sui quali sta indagando il Sostituto Vittorio Nessi". Nei prossimi giorni il Giudice delle indagini preliminari di Lecco, Davide De Giorgi, disporrà la perizia psichiatrica in sede di incidente probatorio. Domani mattina sarà depositata, invece, la nomina dello psichiatra, Massimo Picozzi per conto della difesa. L`avvocato Rea, ha incontrato la sua assistita nella mattina di Natale, oggi ha anche fatto sapere che nei prossimi giorni, probabilmente giovedì, Sonya sarà autorizzata ad incontrare la mamma, Lorenza e il suo convivente, Gian Marco Belloli. "La mia assistita ammette anche il quinto omicidio ma sembra avere dei vuoti di memoria al punto che - ha spiegato l`avvocato Rea - non è stato possibile identificare con certezza la vittima. Abbiamo chiesto di poter trasferire la mia assistita nella struttura psichiatria di Castiglione delle Stiviere (Mantova), trasferimento che avverrà probabilmente subito dopo le festività". Alle 15.15, dopo circa un`ora e mezza, si era, invece concluso l`interrogatorio da parte del sostituto Vittorio Nessi della Procura di Como, che indaga per altri "strani decessi" avvenuti nel reparto di Medicina femminile del Sant`Anna di Como fra il 3 settembre e il 6 novembre 2003. Il doppio interrogatorio è avvenuto nel reparto detenuti del Sant`Anna. All`uscita il magistrato lariano si è limitato a confermare che i contenuti del colloquio sono stati incentrati sul capitolo comasco della vicenda: "Non posso entrare nel merito - ha detto Nessi -. Per ora e` prematuro. La signora Caleffi mi è apparsa decisamente sofferente". Dal canto suo il Sostituto di Lecco, dottor Masini, all`uscita dall`ospedale non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa.
Cogne: La Telefonata al 118
La Repubblica del 4 dicembre 2006, processo alla Franzoni
Torino, lunga udienza per il processo d'appello che riprenderà il 19 dicembre
Riesaminati gli istanti successivi la morte del piccolo Samuele Lorenzi
Cogne, riascoltata la telefonata al 118 L'esperto: "Il vuoto negli occhi della Franzoni"
Il consulente del pm: "Annamaria non ha ancora capito cosa è successo"
Il perito: "Ci può essere una risposta aggressiva e non giustificabile"
Annamaria Franzoni
TORINO - Udienza di sette ore, quasi tutte dedicate agli interventi degli psichiatri, al processo d'appello per il delitto di Cogne, ripreso oggi a Torino e a fine giornata rivniato al 19 dicembre. Annamaria Franzoni, condannata in primo grado a trent'anni di carcere per l'assassinio del figlio, e l'avvocato Carlo Taormina non erano presenti. C'era, invece, il legale d'ufficio Paola Savio, nominata dopo la rinuncia al mandato da parte di Taormina. Notevolmente ridotto il numero dei presenti tra il pubblico, dopo la decisione dell'imputata di non partecipare più alle udienze.
In aula sono stati rivissuti i primi minuti dopo l'aggressione al piccolo Samuele Lorenzi. Così come richiesto dall'avvocato Paola Savio, è stata ascoltata la registrazione della telefonata fatta dalla Franzoni la mattina del 30 gennaio 2002 al 118.
Ecco la trascrizione:
Centralino: "Pronto".
Franzoni: "Ascolti mio figlio ha vomitato sangue e non respira, abito a Cogne"
Centralino: "Un attimo che le passo subito ..."
Franzoni: "Fate presto, la prego" (musica d'attesa - tratta da 'Le quattro stagioni' di Vivaldi - per alcuni secondi) - Operatrice: "Pronto"
Franzoni: "Mio figlio ha vomitato sangue, venga subito"
Operatrice: "Allora, no, con calma (Annamaria urla e la sua voce si sovrappone) devo avere l'indirizzo, abbia pazienza"
Franzoni: "Abito a Cogne"
Operatrice: "Il numero di telefono (...). Ecco, Cogne dove?"
Franzoni: "Frazione Montroz"
Operatrice: "Con calma ... Monrò?"
Franzoni: "Cosa devo fare?"
Operatrice: "Numero civico?"
Franzoni: "Ooh ... eeh ... la prego, sta male!" - Operatrice: "Signora, con calma perché non risolviamo niente. Allora, Monrò?".
Franzoni: "Numero
Operatrice: "Subito ... Signora, abbia pazienza, è Montroz o Monrò?"
Franzoni: "Montroz".
Operatrice: "Ecco. Numero?"
Franzoni: "Oh, mamma mia.
Operatrice: "
Franzoni: "Tre anni, Samuele"
Operatrice: "Di cognome?"
Franzoni: "Lorenzi (interferenza telefonica). La prego, sta malissimo".
Operatrice: "Signora, intanto se vomita non lo tenga ..."
Franzoni: "E' tutto insanguinato, ha vomitato tutto il sangue. Non respira ...".
Operatrice: "Arriviamo subito, signora"
Franzoni: "Grazie"
Operatrice: "Mi lasci solo il telefono libero perché se no..."
Franzoni: "Sì, sì, sì, arrivederci".
E' poi iniziata l'audizione dei periti. In aula è stato ascoltato il professor Roberto Mutani, neurologo incaricato di eseguire la perizia sugli accertamenti neurologici svolti privatamente da Anna Maria Franzoni, nel giugno di quest'anno presso la clinica dell'Università di Sassari. Secondo Mutani in presenza di certe patologie, come quelle che sembrano emergere dall' analisi di un elettroencefalogramma sulla Franzoni, "ci può essere una risposta aggressiva e non giustificabile" anche a un rumore o alla semplice richiesta di "un bicchiere d'acqua" ma, se non ricorrono altre condizioni, impossibili da accertare senza altri test, "è molto raro che si arrivi a infliggere lesioni o a uccidere".
L'esperto, esaminando il tracciato di un elettroencefalogramma sulla donna accusata di avere ucciso il figlioletto Samuele, ha detto che la presenza di onde teta lascia pensare o a un assopimento o, più probabilmente, a scompensi come l'epilessia e i disturbi del sonno (parasonnie), gli unici che, a differenza dell'emicrania, possono produrre "comportamenti violenti" e "potenzialmente correlabili al delitto". "Ma il discorso - ha sottolineato - rimane teorico, visto che non ho potuto compiere ulteriori esami".
Quindi è toccato a Ugo Fornati, consulente della pubblica accusa, che ha spiegato: nello sguardo di Annamaria Franzoni "io vedo il vuoto". E ha aggiunto: "I suoi sono gli occhi di una persona che non ha ancora capito quello che è successo. Il suo io è arroccato su posizioni difensive paranoidee, tutto il bene è in lei e nella sua famiglia, tutto il male è al di fuori, nel mondo cattivo". Per Fornari, che ha seguito i lavori degli psichiatri sin dalle indagini preliminari, Annamaria Franzoni soffre di un disturbo grave della personalità con "scompensi psicotici borderline e stati dissociativi". La donna, secondo l'esperto, si è costruita l'immagine di una "mamma brava, che fa le cose per bene".
Altri quattro periti, Ugo Freilone, Ivan Galliano, Giovan Battista Traverso e Gaetano De Leo, hanno parlato di "un restringimento della coscienza, del pensiero, della memoria". E hanno confermato la tesi della seminfermità mentale, formulata nella loro relazione e valida solo in caso di colpevolezza, generata da "stato crepuscolare orientato".
Il Rogo di Primavalle
5) Il Rogo di Primavalle di Marco Ansaldo per “la Repubblica”
"IL ROGO DI PRIMAVALLE FU ORDINATO DAL CAPO DELLE BR (È UNO POTENTE, ADESSO)” - MANLIO GRILLO, UNO DEI TRE COMPONENTI DEL COMMANDO, VUOTA IL SACCO E COINVOLGE ANCHE PAOLA PITAGORA: “MI ACCOMPAGNÒ NELLA MIA FUGA IN TRENO” - L´ATTRICE SMENTISCE…
1 - "IL ROGO DI PRIMAVALLE FU ORDINATO DALLE BR"…
Per tutti, l´immagine è quella del volto annerito di Virgilio, 20 anni, morto bruciato sul balcone di casa mentre chiede aiuto. Il rogo di Primavalle, il tragico attentato nel quartiere romano in cui morirono i due fratelli Mattei, figli del segretario locale del Msi, fu un´azione comandata dalle Br. Così sostiene Manlio Grillo, uno dei tre componenti del commando, che oggi vive in Nicaragua. L´attentato, stando al racconto di Grillo, sarebbe uno dei primi commissionati dalle nascenti Brigate Rosse.
L´ennesimo segreto di una vicenda mai pienamente chiarita emerge da una iniziativa civile presentata al Tribunale di Roma dall´ex giudice Carlo Palermo, attuale avvocato della famiglia Mattei. Le novità escono da più di 11 ore di registrazione fatte in Nicaragua dall´ex esponente di Potere operaio - e poi, secondo le sue affermazioni, delle Br - Manlio Grillo, che con Achille Lollo e Marino Clavo partecipò all´azione e fuggì all´estero. Dopo essere rientrato e aver partecipato ad attacchi armati, ormai da molti anni risiede a Managua, capitale del Nicaragua. «Il capo era uno delle Br - si ascolta Grillo, oggi 65enne, ammettere nei dischetti che conservano la registrazione - quello che ci ha detto: fate ‘sto nucleo, vediamo, e poi... Se lui sapeva di Primavalle? E come non lo sapeva? Lì veramente c´è il progetto. Noi avevamo fatto 8 attentati. Ci siamo messi d´accordo con lui: faremo questo, questo, questo. Lui controllava, ci dava i soldi».
La vicenda però ha un giallo nel giallo. Grillo, infatti, ha fissato il memoriale sul registratore con l´intenzione di farne un libro. Ad aiutarlo è stata una donna, un´italiana che per due anni ha vissuto in Nicaragua. Ma nei quindici giorni di lavoro svolto assieme, il registratore è rimasto acceso all´insaputa dell´ex br anche su avvenimenti, persone e argomenti che Grillo non voleva mettere per iscritto, svelando così inconfessabili segreti. Tutto, inesorabilmente, è confluito in nastri integri e, quindi, in trascrizioni complete, di centinaia di pagine che costituiscono adesso un pesantissimo atto di accusa contro Grillo stesso e i suoi sodali. Repubblica ha ascoltato le registrazioni ed è a conoscenza del contenuto delle trascrizioni.
Il libro non è mai stato scritto, e si è trasformato ora in un fascicolo giudiziario. La donna infatti, una volta resasi conto della gravità delle affermazioni raccolte, al ritorno in Italia ha consegnato la sua testimonianza all´avvocato Palermo, il quale, su incarico della famiglia Mattei, ha avviato un´iniziativa civile non solo contro Lollo, Clavo e Grillo ma anche contro Valerio Morucci, Francesco Piperno, Oreste Scalzone, Lanfranco Pace, Jaroslav Novak e altri. Per alcuni di loro è individuata la partecipazione alla banda armata e il favoreggiamento permanente; in particolare il fatto di aver procurato "armi, esplosivi e documenti falsi".
L´attentato avvenne il 16 aprile 1973, prima dell´alba. Secondo la ricostruzione, l´azione fu decisa per colpire il segretario della sezione Msi di Primavalle. Lollo e Clavo, con Grillo in macchina ad aspettarli, appiccarono il fuoco alla porta dell´abitazione dei Mattei con una tanica di benzina. A rimanere intrappolati, in quella scena orribile immortalata da un notissima fotografia, furono due dei figli - Virgilio, 20 anni, e Stefano, 8 - rimasti bruciati sul terrazzo mentre tentavano di salvarsi dal rogo. Lollo venne subito arrestato. Gli altri furono "coperti" da Potere Operaio, e sparirono all´estero. I tre furono condannati a 18 anni per incendio doloso e omicidio colposo.
Nei nastri Grillo accenna a Paola Pitagora come alla persona che lo accompagnò nella sua fuga in treno da Roma a Milano. L´attrice ieri ha smentito decisamente («di Grillo conosco solo il comico. Ho la querela facile e questa persona non l´ho mai vista. Primavalle fu una pagina grave e vergognosa di questo paese»). Oggi, 33 anni dopo, quelle condanne sono cadute in prescrizione. Ma il tenore delle novità emerse rischia di riaprire completamente il caso e di consentire l´integrale risarcimento per le vittime del terrorismo. La prima udienza del nuovo processo si terrà già a fine dicembre.
2 - LE REGISTRAZIONI DI GRILLO: "A CAPO DELL´ORGANIZZAZIONE UN UOMO POTENTE, MAI SCOPERTO"
Di seguito alcuni brani delle dichiarazioni registrate di Manlio Grillo e della sua "intervistatrice":
IL "SALTO DEL FOSSO"
«Arrivò il momento che anche a me, purtroppo, venne fatta questa richiesta di voler decidere se era il caso, se me la sentivo, di entrare a far parte della lotta armata. Ricordo molto bene che questo fu un venerdì di gennaio del ´73. Io dissi di sì».
IN PROVA
«Il capo, ufficialmente, della cellula che noi formammo era Marino. Fu un formalismo perché in realtà eravamo io e Achille. Noi dovevamo salvare la faccia. Ancora non avevamo comunicato a Potere operaio che volevamo uscire, che stavamo in prova per entrare nelle Brigate rosse».
IL MANDANTE
«Altri due compagni, di cui uno è il capo effettivamente, a te lo dico, era uno delle Br, che è quello che ci ha detto "fate ‘sto nucleo, vediamo e poi...". Capisci? Quello è uno grosso. Quello sta fuori. Si è salvato pure da tutte le cose delle Brigate rosse. Non ho mai capito, nessuno ha mai fatto il nome di questo. È uno potente, adesso. Già allora era potente a livello politico, potente a ‘sti livelli qua, delle Br e compagnia bella. Poi, del caso Moro. Hanno parlato tutti. Duemila persone in galera, e di lui? Mai hanno fatto il nome suo. Era quello che organizzava questi movimenti proletari, Radio onda rossa, Radio proletaria, era un leader carismatico, molto popolare. Capisci? Quindi, evidentemente, per rispetto.... Non è mai ‘uscito´ mai. Se lui sapeva di Primavalle? ...e come non lo sapeva, lì veramente c´è il progetto. Noi avevamo fatto 8 attentati. Ci siamo messi d´accordo con lui, faremo questo, questo, questo. Lui controllava, ci dava i soldi per comprare le cose. Era quello che mi dava i fiorini, marchi, faceva tutte le rapine. Anche adesso, nell´ambito della società, è rimasto proletario».
POTOP SI SCIOGLIE
«Il fatto di Primavalle fece sciogliere Potere operaio. Ci fu il congresso e si arrivò allo scioglimento, perché si inc… tutti, perché non riuscivano a controllare un c… Nessuno sopportò l´attacco mediatico attraverso la cosa di Primavalle. Valerio Morucci e Jaro Novak erano quelli che non erano più i generali, i militari, hai capito? Cioè, crollò una struttura e loro si ritrovarono in mezzo a una strada, infatti Morucci passò alle Brigate rosse».
LA RICONSEGNA DELLE ARMI
«Alessio Casimirri, appunto, che io avevo visto al volante della macchina con cui era arrivato Valerio Morucci la sera prima che io partissi, quando consegnai le mie cose, le mie dotazioni, diciamo così, tra cui la pistola, la famosa Walther PK, l´avevo consegnata a Valerio. Io ero lì con mitra, pistole, granate, caricatori. Queste l´ho ridate a lui, a Morucci, quando siamo andati dietro il carcere di Roma. La Walther gliel´ho data quella sera».
"MI HA ACCOMPAGNATO UN´ATTRICE"
«La sinistra extraparlamentare ha sempre avuto dei forti appoggi economici da attori e registi di sinistra, intellettuali, scrittori, ti posso fare un nome solamente perché è morto: Gian Maria Volontè. Tu sai che c´è un movimento fortissimo nell´elite della ‘intelligenzia´ italiana. Cioè quasi tutti erano di sinistra. C´era cultura e spettacolo. Insomma, i meglio. Io stesso sono stato accompagnato, quando sono andato da Roma a Milano, appunto ho detto la fuga, da Roma a Milano in treno, da un´attrice (è Paola Pitagora, si legge nel testo della trascrizione, ndr.). Con tanto di collo di volpe, con i cani. M´hanno truccato con gli occhiali di vetro, con i baffi che mi cascavano da tutte le parti». Gian Maria Volontè o la Paola, dopo che è iniziata la guerra dura delle Brigate rosse... «Oh! cerca de scordarte della Paola». No, no. «Non si sa mai. Insomma, non facciamo cazzate». Dopo che è iniziata la lotta più dura, dopo che sono iniziati i morti, hanno continuato ad aiutarvi? «Sono spariti tutti. Nessuno di questi ha mai appoggiato le Br, appoggiavano la sinistra extraparlamentare».
EVAPORAZIONE

Per effetto della cessazione del circolo le superfici del cadavere vanno soggette ad una perdita di acqua, per evaporazione non reintegrata dal circolo ematico e dai liquidi interstiziali.
Gli effetti dell'evaporazione sono più evidenti a livello delle sierose e delle mucose, così che la comparsa di un opacamento della cornea, un raggrinzimento delle labbra, si manifestano a poche ore dalla morte. Il fenomeno è evidente anche a livello delle lesioni cutanee, potendone modificare anche caratteristiche morfologiche.
Il fenomeno dell'evaporazione è sensibile nei cadaveri dei neonati e dei feti, la perdita di acqua potendo essere causa di errore nel riconoscimento dell'epoca di sviluppo del concepito, almeno rispetto ad dato del peso corporeo.
Come accennato, oltre ai classici segni tanatoscopici, informazioni sulla epoca della morte possono essere dedotte da altri parametri, tra i quali particolare rilievo assumono quelli di ordine tanatobiochiimico.
Esiste una tabella, elaborata da Schyler, di metodi "non convenzionali" ritenuti ottimali per la datazione dell'epoca della morte nelle prime ore.
RIGIDITA' CADAVERICA (Rigor mortis)
Il fenomeno della rigidità muscolare è dovuto, nel cadavere, ad un meccanismo che ha analogie con quello della contrazione muscolare vitale. Si tratta infatti di una modificazione della struttura muscolare per messa in tensione dei filamenti di actina e di miosina, che avviene con consumo di ATP, la cui ricarica non è possibile per la cessazione dei processi ossidativi.
La progressiva trasformazione dell'ATP in ADP costituisce un indicatore biochimico del rigore rende conto della irreversibilità del fenomeno. Si spiega così l'osservazione comune che risolvendo meccanicamente la rigidità cadaverica questa non si ricostituisce, come non si può più porre in tensione il muscolo in cui la rigidità si sia spontaneamente risolta.
Qualora la rigidità cadaverica di un distretto muscolare si ricostituisca dopo essere stata meccanicamente vinta, il fenomeno risulta dovuto al fatto che non tutte le fibre muscolari erano state interessate dalla rigidità che pertanto interviene dopo la risoluzione meccanica di quella già in atto in alcune fibre.
Il rilievo del fenomeno della ricostituzione della rigidità permette di collocare l'epoca della morte in tempi anteriori a quelli in cui la risoluzione del rigor mortis è definitiva.
La rigidità interessa pressoché contemporaneamente tutti i muscoli ma si completa più lentamente nelle grandi masse muscolari che nelle piccole, inizia a manifestarsi da prima (dopo 2 - 3 ore dalla morte) ai muscoli masticatori e quindi si apprezza a livello degli arti, ivi completandosi nel volgere di 12 - 24 ore. Dopo un periodo di stazionarietà, di circa 36 - 48 ore, si ha la risoluzione - da autolisi - che ricalca l'ordine di comparsa.
La rigidità cadaverica si costituisce più rapidamente nei soggetti venuti a morte dopo un'intensa attività fisica; la rigidità è influenzata dalla temperatura, quella elevata la favorisce mentre le basse temperature la rallentano. Il fenomeno è tanto più evidente quanto meglio sviluppata è la struttura muscolare. Ne deriva che esso è di rilievo difficoltoso nei cadaveri dei neonati, dei vecchi e dei defedati.
Nell'annegamento la rigidità cadaverica fissa gli arti in atteggiamenti di parziale flessione reciproca dei diversi segmenti, in atteggiamenti cioè di galleggiamento.
Il rilievo della rigidità del muscolo cardiaco non ha grande interesse tanatologico, mentre può essere importante valutarlo in rapporto ai rilievi anatomo-patologici dello stato di ripienezza di sangue o di ipertrofia della parete cardiaca.
Il rigor mortis va differenziato dalla rigidità da calore, dovuta a coagulazione delle proteine, o da freddo essendo provocata da congelamento per cristallizzazione dell'acqua.
MACCHIE IPOSTATICHE

Dopo la morte si instaura un'ipotonia delle pareti vasali, anche di quelli più esili, che - per essere cessata anche la spinta circolatoria cardiaca - consente l'accumularsi del sangue sulle parti più declivi del cadavere, sotto la spinta della forza di gravità; pare vi contribuisca la conservazione, a breve distanza dalla morte, di una certa attività vasocontrattile da eccitazione asfittica, capace di spremere il sangue contro la rete capillare.
Ciò spiega la eventuale comparsa di macchie in sede epistatica, potendo il vasospasmo venire fissato dal subentrante rigor.
Ciò favorisce il costituirsi di un accumulo ematico a livello dei visceri e della cute nelle regioni più basse (ipostatiche) del cadavere.
A livello della cute il fenomeno acquista una particolare evidenza per la modificazione del colorito che ne consegue; la cute assume una colorazione rosso-violacea in aree di varia ampiezza e con margini di solito sfumati ma che possono anche essere netti nelle zone, che per essere a contatto con un solido, sono sottoposte ad una pressione che impedisce il fenomeno. Il colorito delle ipostasi può variare in rapporto a cause di morte particolari (per esempio, colore rosso-ciliegia nell'avvelenamento da CO).
È importante notare che il progredire dei fenomeni cadaverici impedisce, oltre un certo limite di tempo, lo spostarsi ulteriore del sangue entro i vasi, come invece avviene nei primi tempi dalla morte allorché si ha il fenomeno della migrazione delle ipostasi (comparsa delle ipostasi in sede diversa da quella ove si trovavano originariamente, quando sia mutata la posizione del cadavere sicché il fenomeno può essere utile per dimostrare una rimozione del cadavere attuata durante la fase di migrazione parziale, osservandosi allora contemporaneamente macchie nelle sedi declivi e in quelle elevate).
La lisi delle emazie consente poi una diffusione emoglobinica nei tessuti, che restano stabilmente impregnati, dando luogo alla fissazione delle ipostasi; tale fenomeno si rivela con la pressione digitale energica: al primo stadio (8-12 ore dalla morte) la macchia scompare; di poi (secondo stadio) permane invariata o quasi.
La formazione delle ipostasi ha inizio 3 - 6 ore dopo la morte e raggiunge il massimo sviluppo dopo 12 ore; dopo 14 ore ha inizio il fenomeno della fissazione mentre in tutto il periodo intermedio si può constatare la migrabilità delle ipostasi.
PERDITA DELL'ECCITABILITA' NEURO-MUSCOLARE

il rilievo della perdita dell'eccitabilità neuro-muscolare è utile nei tempi più prossimi della morte, dato che l'eccitabilità in questione scompare entro le 12-24 ore dalla morte, sempre che la stimolazione sia effettuata in modo congruo ed a seconda dei distretti muscolari esplorati.
Le strutture muscolari scheletriche conservano l'eccitabilità anche a distanza di 6-7 ore dalla morte; più a lungo dura l'eccitabilità dei muscoli erettori dei peli e quella del muscolo ciliare. Così introducendo nella camera anteriore dell'occhio sostanze midriatiche o miotiche si può, di massima, osservare doppia reazione sino a 11 ore dalla morte, midriasi fino a 17 ore e miosi fino a 20 ore.
RAFFREDDAMENTO DEL CADAVERE
PROCESSI ABIOTICI CONSECUTIVI da http://www.thanatos.it/scienza/tanatologia/tanatologia_02.htm
La cessazione delle attività metaboliche e, quindi, della produzione energetica determina dopo la morte una perdita di calore da parte del cadavere, che tende a cederlo all'ambiente fino a equilibrarsi quasi con esso.
La velocità del raffreddamento è più o meno rapida in rapporto alla resistenza che viene opposta alla dispersione del calore del cadavere all'ambiente e alla differenza di temperatura esistente tra ambiente e cadavere.
La presenza di vesti, coperte e la coibenza termica di queste sono elementi che rallentano il raffreddamento, così come rallenta la perdita di calore l'assenza di ventilazione nel luogo in cui il cadavere soggiorna.
La temperatura del cadavere decresce più rapidamente quanto più grande è la differenza di temperatura tra ambiente e cadavere, differenza la cui ampiezza può dipendere non solo dalla temperatura del luogo ma anche da quella cadaverica.
Teoricamente il raffreddamento dovrebbe iniziare poco tempo dopo la morte, se non immediatamente dopo, e continuare sino ad equilibrio con la temperatura ambientale. In pratica, a differenza di un corpo inerte, il cadavere non si raffredda uniformemente ma secondo un andamento che, riportato su un sistema di assi cartesiani coordinati, appare ad S italica, con un plateau iniziale (allorché il decremento termico orario è di circa mezzo grado essendo controbilanciato dalla maggior attività della cosiddetta "vita residua " cellulare) cui segue un tratto intermedio con caduta più rapida (un grado - un grado e mezzo all'ora) che trapassa in un ultimo tratto pianeggiante.
La valutazione dell'epoca della morte in base al decremento della temperatura è assai complessa per la difficoltà di apprezzare tutti i fattori che influiscono sul fenomeno oltre a quelli già indicati (l'umidità relativa ad esempio, l'esposizione dell'ambiente, l'escursione termica diurna del luogo, i fattori meteorologici, ecc.).
Nel computo si deve poi tener conto che al momento della morte si poteva avere ipertermia o ipotermia.
È quindi praticamente impossibile dare dei parametri fissi di valutazione; si richiede comunque che si proceda alla determinazione, a più riprese, della temperatura superficiale e di quella rettale del cadavere nonché della temperatura ambientale. Ciò potrà consentire di esaminare, caso per caso, l'andamento del decremento della temperatura in un ampio periodo di osservazione e da questo calcolare per extrapolazione la presumibile epoca della morte.
Terrore e Terrorismo
TERRORE E TERRORISMI. LA STORIA “A MANO ARMATA” seconda parte da http://www.storiain.net
Militante dell’EZLN
Eclatante fu la distruzione del centro informatico del quartier generale americano a Heidelberg, attraverso il quale si coordinavano i voli degli aerei che bombardavano il Vietnam. In seguito divenne attiva anche contro il potere politico ed economico tedesco: furono così sequestrati o uccisi magistrati, direttori di banca ed imprenditori. Tra le 43 persone assassinate dalla RAF, rilevante per la procedura utilizzata è l’omicidio di Hans Martin Schleyer, presidente della Confindustria tedesca, rapito e giustiziato nel settembre 1977, proprio come succederà l’anno dopo ad Aldo Moro in Italia. Dal 1979 l’organizzazione rivolse di nuovo le sue attenzioni alla Nato, questa volta con una serie di attentati contro uomini americani. La RAF esaurì le sue azioni terroristiche nel 1992, quando, dopo il crollo dei regimi comunisti dell’Est europeo, è stata costretta ad ammettere che non aveva più senso continuare la lotta armata. In un comunicato del 10 aprile, infatti, la RAF fece autocritica: “dobbiamo prendere atto che l’idea di creare una breccia per la liberazione nella lotta comune internazionale non ha preso piede”, per questo è necessario “riflettere sugli errori” e cercare “nuove definizioni politiche”. La RAF in definitiva comunicava di voler sospendere “gli attacchi contro i rappresentanti di spicco dell’economia e dello Stato”, per favorire un compromesso politico con il governo tedesco.
Anche la Francia non fu esente dal fenomeno terroristico. Anzi questo Stato ha subito attentati terroristici di svariate matrici: da quella islamica a quella indipendentista dei corsi, sino a quella estremista di destra e di sinistra. Rappresentanti del terrorismo nero sono stati la Oas, mentre rappresentanti del terrorismo rosso sono stati Gauche Prolétarienne e Action Directe.
La OAS, Organisation de l'armée secrete (Organizzazione dell'Esercito Segreto), fu un’organizzazione segreta fascista e razzista capeggiata da altissimi ufficiali dell'esercito francese che tentò, a partire dal 1961, di annientare il movimento d’indipendenza algerino utilizzando qualunque mezzo (attentati, sequestri, omicidi). Fu comandata dai generali Salan e Jouhaud fino al loro arresto, avvenuto nel 1962.
Particolarmente attiva e pericolosa è stata l’organizzazione Action Directe. Creata nel 1979 da JeanMarc Rouillan, dalla fusione del Groupe d’Action Révolutionnaire Internationale con la Noyaux Armés Pour l’Autonomie des Peuples, l’Action Directe fu attiva solamente otto anni. Al suo interno esistevano due sottogruppi: uno nazionale e uno internazionale. Quest’ultimo caldeggiava per la fusione dei movimenti terroristici europei, avviando di fatto una collaborazione attiva con la RAF tedesca e le Cellules Communistes Combattantes belghe. Con la RAF la fusione fu più evidente, creando il 5 gennaio 1985 il “Fronte PoliticoMilitare per l’Europa Occidentale”.
La fazione nazionale invece, tra il 1982 e il 1985, effettuò numerosi attentati dinamitardi e attacchi a mano armata nella regione parigina. Questa fazione si esaurì il 28 marzo 1986 con l’arresto di uno dei suoi capi, André Olivier. Il 21 febbraio 1987 l’arresto di altri capi storici (JeanMarc Rouillan, Nathalie Mènigon, Régis Schleicher, Joëlle Aubron e Georges Cipriani) segnò la fine definitiva di Action Directe.
Un’ulteriore manifestazione del terrorismo, questa volta di matrice indipendentista, ha investito i rapporti fra la Francia Metropolitana e le colonie, i DOM – TOM (Départements d’Outre Mer e Territoires d’Outre Mer) dagli anni ’80 in poi. In particolare, si segnalano il caso della Nuova Caledonia nel
Una lotta indipendentista e antifrancese è condotta dal 1975 dal FLNC. Il Frontu di Liberazione Nazionalista Corsu è il movimento che lotta per l'indipendenza della Corsica, sorto nel 1975 dalla fusione del FPCL (Frontu Paesanu Corsu di Liberazione) e di Ghustizia Paolina" (GP) . La sua prima azione fu la "nuit bleue" (notte azzurra), tra il 4 e il 5 maggio del 1975, quando 22 ordigni esplosero in numerose località corse e in alcuni quartieri di Nizza e di Marsiglia.
Un gruppo di terroristi dell’IRA
Nella conferenza stampa clandestina di rivendicazione degli attentati, vennero esplicati gli obiettivi principali dell'organizzazione, tra cui, oltre all'indipendenza della Corsica, la realizzazione della riforma agraria, il raggruppamento degli indipendentisti corsi arrestati nel corso degli anni in una prigione sull’isola e non sul continente.
La maggior parte degli attacchi del FLNC sono perpetrati in Corsica, mentre soltanto un numero secondario avviene in Francia continentale. Gli attacchi del FLNC sono principalmente rivolti ad infrastrutture, da quelle turistiche a quelle istituzionali (caserme di gendarmi, municipi, ecc.). Lo sviluppo del terrorismo corso è culminato nel 1998 con l’assassinio del prefetto Claude Erignac, il più alto rappresentante della Repubblica francese sull'isola (anche se il FLNC ha negato ogni responsabilità). Gli ultimi anni sono stati caratterizzati però anche da una riapertura del dialogo fra lo Stato e i movimenti autonomisti dell’isola, che hanno raggiunto un importante risultato nel giugno 2000, con la predisposizione di riforme volte a concedere una sorta di statuto speciale per la Corsica, sull’esempio italiano della Sardegna.
Il terrorismo irlandese dell’IRA (Irish Republican Army) e quello spagnolo dell’ETA (Euzkadi Ta Azkatasuna – Terra Basca e Libertà) presentano affinità, in quanto movimenti locali di sinistra, con caratteristiche sia indipendentistiche che rivoluzionarie. In più entrambe hanno conosciuto una rilevante adesione della popolazione.
Nel 1958, nella Spagna del generale Franco, iniziò ad operare un’organizzazione separatista clandestina, sorta dal movimento nazionalista basco, dalla quale impersonò le istanze più radicali. Inizialmente l’ETA adottò, tra le sue motivazioni politiche, la lotta al franchismo, opponendogli una durissima attività armata culminata nel 1973 nell’attentato al capo del governo Carrero Blanco. Conclusa la dittatura di Franco, e nonostante la restaurazione dell’autonomia nelle province basche, l’organizzazione dell’ ETA decise di continuare la lotta per l’indipendenza totale dei baschi. L’obiettivo fu perseguito sia attraverso la lotta armata sia intervenendo nella vita politica con il partito Herri Batasuna. Negli anni Novanta del 1900, il governo socialista, anche con metodi illegali, attuò una durissima repressione per combattere il fenomeno terrorista. L’ ETA rispose uccidendo militanti politici, giornalisti, intellettuali, imprenditori e politici, tutte figure ritenute complici del potere centrale. Nel settembre del 1998 l’ ETA dichiarò una tregua unilaterale, per consentire alla nuova formazione politica nata dal “Patto di Lizarra” (nazionalisti moderati baschi e Partito Nazionalista – PNV) di operare diplomaticamente. Nell’ottobre dello stesso anno la formazione politica Euskal Herritarrok, erede politica del partito Herri Batasuna, ottenne nelle elezioni regionali un significativo risultato. La tregua durò poco per l’inconciliabilità delle posizioni separatiste e governative. Così, a partire dal 1999, l’ ETA riprese la lotta armata con una serie di sanguinosi attentati.
Il terrorismo irlandese è stato un vero e proprio movimento urbano su larga scala. Il suo obiettivo indipendentistico si unì alle motivazioni di carattere religioso e culturale. Infatti, oltre a denunciare e lottare il colonialismo economico di cui l’Irlanda era vittima da parte dell’Inghilterra fin dal XVI secolo, gli irlandesi a maggioranza cattolica sopportavano mal volentieri un governo centrale protestante.
Le frange estremiste del movimento nazionalista Sinn Fein organizzarono un piano insurrezionale che, attraverso anche l’appoggio della popolazione, avrebbe conquistato i luoghi chiave di Dublino, proclamando la nascita di uno Stato irlandese indipendente con un governo rivoluzionario provvisorio. Il piano fu attuato il mercoledì della settimana santa della Pasqua del 1916, ma fu subito represso dall’esercito inglese. Nel 1919 nacque una vera e propria organizzazione paramilitare, l’Irish Republican Army (IRA) guidata da Eamon De Valera (leader del Sinn Fein) e da Michael Collins (un sopravvissuto alla “Pasqua di sangue” del 1919).
Da allora si portò il terrore sul suolo inglese. Il 6 dicembre del 1921, dopo una serie di sanguinosi attentati, fu stipulato il “Trattato di Londra”, che concedeva l’autonomia alle contee cattoliche riunite nello Stato Libero d’Irlanda (riconosciuto “dominion” nel dicembre 1922). Le contee protestanti, invece, furono riunite nell’Ulster (o Irlanda del Nord) rimanendo legate giuridicamente al Regno Unito.
Michael Collins sottoscrisse l’accordo di Londra, ma in seguito fu assassinato dai suoi stessi compagni di lotta nel 1932, perché giudicato un traditore della causa dell’Irlanda. Dopo questa piccola vittoria, il partito Sinn Fein si spaccò tra chi accettava come definitivo e accettabile l’accordo, e chi avrebbe voluto che l’Irlanda tutta divenisse indipendente. Eamon De Valera faceva parte di quest’ultima fazione e per questo fondò il nuovo partito Fianna Fail. Nel 1949 nacque la Repubblica di Irlanda (EIRE) che comprendeva unicamente il sud dell’isola. Dopo questa indipendenza, l’ IRA proseguì la sua lotta con l’obiettivo di liberare anche l’Ulster dalla sudditanza inglese. Lo scontro armato iniziò un’altra fase cruenta della storia dell’Irlanda, con azioni sanguinose da parte dell’IRA e risposte altrettanto sanguinose (e a volte illegali) da parte degli inglesi. Il 20 luglio 1997, grazie ai cambiamenti apportati dal primo ministro Tony Blair, sfociati nel “Good Friday Agreement” (Accordo del Venerdì Santo), con cui si stabiliva un compromesso sull’autonomia dell’Ulster, l’IRA ha deposto le armi. Nell’estate del
Militanti dell’ETA
Di un certo rilievo sono le azioni della Epanastatiki Organosi 17 noemvri (Organizzazione Rivoluzionaria 17 novembre), un gruppo di estrema sinistra operante in Grecia sin dal 1975. Il gruppo si è reso responsabile di decine di attentati e di 23 omicidi. Tra le sue azioni più eclatanti ricordiamo il lancio di alcuni missili contro l’ambasciata tedesca ad Atene e l’assassinio, nel giugno 2000, dell’addetto militare dell’ambasciata britannica Stephen Saunders. L’Organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre deve il proprio nome al giorno della violenta repressione della rivolta degli studenti del Politecnico d’Atene, il 17 novembre 1973, durante la dittatura dei colonnelli (19671974). Sorto nel 1975, il gruppo “17 novembre” ha avuto come obiettivi principali gli interessi americani in Grecia ed alcuni imprenditori. Si avevano ben poche notizie su questo gruppo fino al 2002 quando, in seguito ad un attentato in cui veniva ferito dallo scoppio dell'ordigno che intendeva piazzare al Pireo, il 29 giugno fu arrestato il primo, presunto, membro dell'organizzazione. Dopo 27 anni d’indagini, finalmente la polizia greca iniziò ad arrestare altri membri dell’organizzazione clandestina, tra cui un professore di matematica che ne è considerato il leader. L'organizzazione "17 novembre" è inserita nelle liste del dipartimento di stato americano come organizzazione pericolosa, per questo la Grecia è ancora considerato un paese a rischio terrorismo, soprattutto in vista delle olimpiadi del 2004.
Il terrorismo fuori dall’Europa. Nella complessa realtà dell’America Latina, le formazioni terroristiche e di guerriglia si sono caratterizzate come espediente per la rivoluzione. A questo “terrorismo dal basso” si devono aggiungere i vari “terrorismi dall’alto” che spesso hanno scritto drammatiche pagine di storia dell’America Latina. Un esempio su tutti di “terrorismo dall’alto” è quello praticato dal Cile di Augusto Pinochet.
L’11 settembre 1973 il generale Pinochet, nominato da poco capo delle Forze Armate, guidò, sostenuto anche dalla CIA, un golpe nel quale lo stesso presidente in carica Salvador Allende perse la vita. Pinochet si autoproclamò capo dello Stato, sospendendo la Costituzione cilena, sciogliendo il Congresso democraticamente eletto e instaurando una feroce dittatura militare. Tutti gli oppositori furono perseguitati, arrestati, assassinati. Iniziò anche il triste fenomeno dei desaparecidos, ossia di quelle persone che il regime fece sparire per sempre. Tutti i leader dell’opposizione furono perseguitati, ovunque si trovassero: l’ex vice presidente Carlos Prats fu ucciso assieme alla moglie a Buenos Aires, lo stesso accadde all’ex ministro Orlando Letelier a Washington, il politico Bernardo Leighton fu invece raggiunto a Roma dove fu ferito in maniera grave. La terribile persecuzione, con torture, sparizioni ed esecuzioni in massa, riguardò non solo i politici, ma chiunque potesse opporsi al regime di Pinochet: intellettuali, giornalisti, scrittori, attori, poeti.
Per guadagnarsi la non ingerenza dei Paesi occidentali (vergognosamente impassibili), Pinochet revocò i provvedimenti di nazionalizzazione di tutte le industrie, delle banche e dei trasporti voluti dal socialista Salvador Allende. Per questo il Cile è stato indubbiamente un esempio di Stato in cui si è sviluppato “il regime del terrore dall’alto”. Altri Stati del sottocontinente americano, comunque, hanno praticato il “terrorismo dall’alto”.
Per quanto riguarda le formazioni terroristiche e di guerriglia che hanno operato e in parte ancora attive in America Latina, l’elenco è particolarmente nutrito. Tra queste si devono
almeno ricordare il Fronte Patriottico Manuel Rodriguez, sorto nel 1983 come frangia armata del Partito Comunista Cileno; le Forze Ribelli Popolari Lautaro, attive in Cile verso la fine degli anni Ottanta del 1900; l’Esercito di Liberazione Nazionale della Bolivia e i guerriglieri Tupac Katari sempre in Bolivia; i Montoneros, formazione guerrigliera della sinistra peronista argentina che favorirono il ritorno al potere di Peron; le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, braccio militare del Partito Comunista Colombiano, spesso in connessione con i narcotrafficanti, e l’Esercito di Liberazione Nazionale Colombiano, gruppo ispirato a Che Guevara e a Fidel Castro; dal
Quest’ultimo gruppo, fondato nel 1962 dall’avvocato socialista Sendic, prende il nome da “Tupac Amaru”, il leggendario ultimo capo indio ribellatosi nel secolo XVIII agli spagnoli e da questi ucciso. I Tupamaros salirono alla ribalta delle cronache nel dicembre 1996 per il clamoroso assalto alla residenza dell’ambasciatore giapponese a Lima, dove per ben quattro mesi i terroristi tennero in ostaggio 72 persone, fino all’aprile del 1997, quando le forze antiterrorismo peruviane fecero irruzione liberando gli ostaggi e uccidendo tutto il comando terrorista.
Il terrorismo in Asia ha assunto una grande molteplicità di volti. In Turchia, nelle regioni sudorientali a maggioranza curda, troviamo il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), d’ispirazione marxistaleninista e che combatte per la creazione di uno Stato curdo; sempre in Turchia particolarmente attivo negli anni Novanta del 1900 è stato il Fronte Rivoluzionario per la Libertà del Popolo, dichiaratamente ostile agli USA e alla NATO.
In India il terrore è spesso legato al terrorismo Sikh, responsabile tra l’altro dell’assassinio di Indira Ghandi. Nello Sri Lanka troviamo le Tigri della liberazione del Tamil Eelam (LTTE). La guerriglia delle Tigri del Tamil in Sri Lanka si protrae dal
Nelle Filippine, a parte il terrorismo islamico, particolarmente attivo è stato il Nuovo Esercito del Popolo, gruppo d’ispirazione maoista sorto nel dicembre del 1969 per combattere soprattutto la presenza americana.
Anche il Giappone ha una lunga tradizione nel campo del terrorismo, legata prevalentemente a formazioni d’estrema sinistra, fortemente antiamericane. L’organizzazione più nota è certamente l’Armata Rossa Giapponese, fondata intorno al 1970 con il preciso obiettivo di rovesciare il governo e le istituzioni imperiali giapponesi, ma soprattutto infiammare la rivoluzione mondiale. Legata a gruppi terroristici palestinesi è divenuta drammaticamente nota per aver compiuto il primo attacco kamikaze (nel 1972 all’aeroporto di Tel Aviv in Israele). L’arresto in Giappone nel 2000 della sua leader storica Fusako Shigenobu, ha fatto registrare l’esaurimento quasi totale del gruppo. Di più recente formazione, sempre in Giappone, è invece l’Esercito Rivoluzionario Kansai, braccio armato dello schieramento estremista di sinistra nato dalla frammentazione del Partito Comunista Giapponese.
La formazione più pericolosa, anche se non eversiva, è l’Aum Shinrikyo. Più che un’organizzazione terrorista, questa è una setta religiosa il cui credo finale, marchiato al più assoluto fanatismo, è che occorra “distruggere per rigenerare”. Aum è una parola sanscritta che significa “essenza dell’Universo”, mentre Shinrikyo vuol dire “insegnamento della verità”. Suo è il tentativo di avvelenare con il gas nervino (sarin) i passeggeri della metropolitana di Tokyo il 20 marzo 1995, provocando 12 morti e 5000 feriti. L’ Aum Shinrikyo continua ad esistere, anche se il suo fondatore Shoko Asahara si trova nelle prigioni giapponesi. Il culto si è radicato oltre che in Giappone, anche in Australia, Taiwan, Sri Lanka, Russia, Ucraina, Germania e Stati Uniti d’America.
Il terrorismo islamico. Il terrorismo mediorientale nacque nel
Nel 1974 nacque dalla scissione dell’OLP l’organizzazione Abu Nidal, responsabile tra l’altro di due gravissimi attentati negli aeroporti di Roma e Vienna (1985). Tra questi gruppi palestinesi, il Fronte per la Liberazione della Palestina compì il tristemente famoso sequestro della nave Achille Lauro nel 1985. Tra le altre azioni più eclatanti ricordiamo il dirottamento di quattro aerei, tra cui uno delle linee israeliane El Al (settembre 1960); l’uccisione durante le Olimpiadi a Monaco di 11 atleti israeliani (in questo caso i palestinesi furono appoggiati dalla RAF); la prima azione kamikaze nel 1972 all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv a causa dell’Armata Rossa Giapponese (che agì a nome dei palestinesi). La collaborazione con la tedesca RAF fu essenziale per i palestinesi al sequestro degli 11 ministri del petrolio dei Paesi appartenenti all’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) nel 1975.
Il terrorismo palestinese si è saldato così ad altre organizzazioni armate clandestine, al contempo quest’ultime sono state ospitate e istruite alla lotta armata nei campi d’addestramento palestinesi. Nel contesto della lotta per la liberazione della Palestina, ruolo rilevante ha l’organizzazione sunnita Hamas, fondata nel 1987 dallo sceicco Yassin come ramo palestinese della “Fratellanza Musulmana”. Il gruppo ha i suoi punti di forza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove operano le Brigate Ezzedin al Qassam, responsabili della maggior parte degli attentati suicidi in Israele e nei Territori occupati. Israele, da parte sua, non ha esitato a rispondere con mezzi altrettanto terroristici, rendendo la regione mediorientale una vera e propria minaccia alla pace internazionale.
Lo Stato d’Israele ha anche al suo interno due gruppi terroristici di matrice religiosa: il Kach e il Kahane Chai. Entrambi lottano per restaurare lo Stato biblico nel Paese. Dai primi anni Settanta il partito Kach del rabbino Meir Kahane (e, dopo l'assassinio di questi nel 1990, di Kahane Chai) è stato utilizzato per attaccare i luoghi sacri dei palestinesi e dell'Islam in Israele e nei Territori occupati con lo scopo di suscitare scontri violenti. Il premier israeliano Yitzhak Rabin mise di conseguenza fuorilegge i due gruppi di estrema destra, per tutta risposta il 4 novembre 1995 un aderente del Kach, Yigal Amir, assassinò Rabin.
A parte le organizzazioni di lotta palestinesi, in Medio Oriente, Asia e Africa settentrionale hanno operato (o ancora agiscono) altri gruppi islamici.
In Egitto rintracciamo la Jihad Islamica e Al Gama’a AlIslamiya. Il primo gruppo nato per rovesciare il governo egiziano e sostituirlo con uno islamico (il gruppo è responsabile tra l’altro dell’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981); il secondo è stato responsabile della strage di Luxor del 1997, costata la vita a 58 turisti stranieri.
Altro gruppo che va ricordato è quello degli Ezbollah (Partito di Dio), nato in Libano e sostenuto da Siria e Iran, responsabile tra l’altro dell’attentato contro la caserma americana di Beirut nel 1983 (200 morti) e dell’attacco all’ambasciata americana a Beirut nel 1984 (14 morti).
Combinando Islam e marxismo, i Mujahidin del Popolo, un gruppo di dissidenti iraniano, ha all’attivo numerosi attentati in Iran.
In Pakistan si sono radicati il gruppo Narakat UlMujahidin, che ha condotto numerosi attentati contro civili e militari indiani specialmente nella regione del Kashmir, e il gruppo Jamaat UlFuqra con alcune cellule nel Nordamerica.Nelle Filippine il piccolo gruppo Abu Sayyaf, il più radicale dei gruppi filippini, ha come obiettivo quello di creare uno Stato islamico nelle province meridionali del Paese. Si distinse per il sequestro di venti turisti occidentali in un’isola della Malaysia nel 2000, tenendoli in ostaggio per mesi sino al rilascio ottenuto grazie alla mediazione del leader libico Muammhar Gheddafi. In Asia ricordiamo anche il Movimento Islamico dell’Uzbekistan, una coalizione di militanti islamici che si oppone al regime secolare del presidente Islom Karimov.
Per quanto riguarda l’Africa settentrionale, ricordiamo tra gli altri gruppi il temibile Gruppo Islamico Armato (GIA). Il gruppo è nato in Algeria, dopo l’annullamento delle elezioni politiche del 1992 vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (FIS). Il GIA è stato responsabile di una catena impressionante d’omicidi e attentati. Particolarmente attivo in Algeria è anche l’Armata Islamica di Salvezza, braccio armato del FIS.
Il terrorismo globale. La scomparsa della bipolarità ha messo in risalto i guasti e il mancato equilibrio determinato dalla presenza di una sola superpotenza. Grazie al processo di globalizzazione, il nuovo terrorismo ha avuto l’opportunità di “fare rete transnazionale”, internazionalizzandosi. Paradossalmente ha poi impostato le sue ragioni di lotta sullo stesso processo di globalizzazione, inteso come espressione dell’ingiusto dominio sul mondo del capitalismo occidentale e in particolare del suo Paese leader, gli Stati Uniti d’America.
A questo punto è necessario introdurre la figura dello sceicco saudita Osama bin Laden. Da questo misterioso sceicco è nata negli anni Novanta del 1900 l’organizzazione Al Qaeda. Tra gli obiettivi principali del gruppo vi sono la liberazione della presenza americana dai luoghi santi all’Islam, primi fra tutti l’Arabia Saudita e Gerusalemme; scacciare gli israeliani che hanno occupato abusivamente la Palestina; destabilizzare l’Occidente con il suo capitalismo selvaggio e colpire gli Stati musulmani “amici” degli infedeli (USA e Israele). A questo scopo, Bin Laden ha dato vita nel giugno 1998 al Fronte Internazionale Islamico, a cui hanno aderito tutti i principali gruppi radicali aderenti alla Jihad islamica.
Ad Al Qaeda sono stati attribuiti un'infinita serie d’azioni terroristiche violentissime: tra le più sanguinose ricordiamo l’attentato del 25 giugno 1996 al quartier generale dell’aeronautica statunitense a Khobar, in Arabia Saudita, con 19 soldati uccisi e 300 feriti; gli attentati contro le ambasciate americane di Nairobi (Kenya) e Dar esSalaam (Tanzania) del 7 agosto 1998, con 258 morti e 4000 feriti; l’attentato suicida ad un cacciatorpediniere americano nel porto di Aden (Yemen) il 12 ottobre 2000, con 17 morti e 40 feriti; l’attacco kamikaze simultaneo a New York e Washington dell’11 settembre 2001, con circa 6000 morti e un numero elevatissimo di feriti, oltre all’abbattimento di tre aerei e dei due grattacieli gemelli di Manhattan.
Il nuovo terrorismo è una risposta sbagliata ai non pochi problemi reali del pianeta. In più, la condizione mentale di un individuo disposto a suicidarsi per ammazzare, non è influenzata minimamente da una durissima reazione militare, che, anzi, aumenterà il delirio criminale dei terroristi.
Dobbiamo quindi conservare – lo dico per me, prima di tutto – il nostro spirito critico di fronte a questa orgia di violenza. La politica estera occidentale ha prodotto nel mondo abbastanza miserie, amarezze e risentimento per essere facilmente sfruttata dall’islamismo radicale. A tutt’oggi siamo sottoposti alla più raffinata manifestazione d’inganno, che consiste nella rimozione dei propri crimini e nella sottolineatura esclusiva di quelli altrui. Allora dobbiamo guardarci dietro per necessità. Dobbiamo capire quali sono state le vicende che hanno portato a scrivere queste drammatiche pagine di storia.
Il terrorismo internazionale ha mostrato purtroppo di avere a sua disposizione moderne tecnologie, supportate da risorse finanziarie straordinarie e da risorse umane inimmaginabili. Questo non ha fatto altro che aumentare la sua capacità di offendere e spargere terrore. L’imprevedibilità delle azioni di questa centrale del terrore, il potenziale distruttivo che ha a sua disposizione e la fortissima forza di volontà dei suoi aderenti, rendono questo terrorismo un’emergenza. Ma l’emergenza ha anche altri nomi. Mi riferisco alle ignobili e crudeli ingiustizie e oppressioni a cui una parte del pianeta deve sottostare. Sono queste che alimentano il terrorismo. Se la lotta al terrore si riduce a una sommatoria indefinita d’uccisioni, la differenza con il terrorismo allora non si potrà più notare.
BIBLIOGRAFIA
- Cornelio Silla, il condottiero che sognava di diventare re, di F. Gattuso, in Storia in Network, numero 88, Milano, febbraio 2004
- Gli “Heyssessin”, gli antenati dei moderni killers politici, di E. Bellomo, in Storia in Network, numero 15, Milano, gennaio 1998
- I “Thug”: i veri “misteri della giungla nera”, in Cristianità, anno XXV, n. 267-268, Piacenza, luglio-agosto 1997, pp. 16-18
- Il terrorismo. Storia, concetti, metodi, di Roberto Massari - Massari Edito-re, Roma, 1998
- Terrorismo. Dall’antichità all’undici settembre 2001, di Carr Caleb - Mondadori, 2001
- Storia del terrorismo, di Andrei Sinclar - Newton & Compton, 2003
- Terrorismo internazionale, di L. Bonanate - Giunti Editore, 2001
- L’Italia degli anni di fango (1978-1993), di Mario Cervi e Indro Montanelli - Rizzoli, Milano, 2001
- Ombre nere. Il terrorismo di destra da Piazza Fontana alla bomba al “Manife-sto”,
- di Daniele Biachessi - Mursia, Milano, 2002
- Mi dichiaro prigioniero politico. Storia delle Brigate Rosse, di Giovanni Bianconi - Einaudi, Torino, 2003.
Serial Killer - Introduzione al fenomeno dell'omicidio seriale 1
di Sergio Antonini da http://www.psyreview.org/articoli2001/20010803-antonini-01.htm
Dai primi giorni di febbraio fino ad oggi stiamo assistendo allo svolgersi delle vicende relative a Michele Profeta, il presunto killer di Padova, accusato di aver commesso due forse tre omicidi nella zona lombardo-veneta; l'ultima notizia trasmessa dai giornali riguarda un suo probabile tentativo di fuga dal carcere scoperto in tempo dalle guardie carcerarie. Intanto i mass-media ripropongono particolari sempre più esaurienti sui delitti dell'assassino e sulle carte da gioco lasciate da quest'ultimo accanto ai cadaveri e ancora una volta viene chiamata in causa la figura del "mostro", termine italiano, a dire il vero semplicistico e non corretto, con cui si suole tradurre la parola "serial killer". Il termine omicida seriale molto più vicino al significato della formula inglese "serial killer", non ha ottenuto mai molto credito forse per la maggiore suggestione e spettacolarità che la parola mostro sa esprimere.
L'immagine dell'omicidio ha da evocato da sempre un misto di paura ed insieme di inquietante fascino nell'uomo. E' sufficiente pensare alla dimensione istituzionalizzata dell'omicidio messa in atto quotidie, negli scontri tra gladiatori nel colosseo, nella Roma imperiale, così come ai sacrifici umani compiuti dagli Aztechi per gli dei, ai raffinati e truculenti sistemi di tortura congegnati nel medioevo dalla inquisizione spagnola o nel rinascimento nell'Inghilterra di Enrico VIII, fino ad arrivare alla grande riscossione di successo dei romanzi gialli a partire dalla metà dell'800 con i racconti più celebri che raccontavano di assassinii e morti misteriose.
La figura dell'omicida seriale ha poi aggiunto a queste già cospicue motivazioni quella non indifferente della figura dell'insospettabile omicida, dell'immagine del doppio, diviso e tormentato da una doppia esistenza, solare e ktonia al tempo stesso, il "Doctor Jekyll and Mr Hide" descritto mirabilmente da Stevenson per intenderci.
Quello che più affascina del fenomeno è probabilmente l'incontro con la personificazione del male, la violenza perpetrata su di un altro essere umano senza altri fini, la votazione dell'omicida a questo stile di vita efferato, come testimonia il titolo di un libro sull'analisi dell'omicidio seriale intitolato "Vivere per uccidere". Perché il serial killer e questa è una caratteristica distintiva della sua personalità, non uccide per un regolamento di conti (come un killer mafioso), per questioni economiche o di acquisizione di potere (i delitti dei "colletti bianchi"), né per rivendicazioni politiche (come le organizzazioni terroristiche), ma bensì per delle motivazioni inconsce che pur nella loro diversità si ricollegano al piacere recato dal sopprimere l'esistenza altrui.
Spesso però soprattutto nelle notizie fatte circolare dai mass-media si possono riscontrare alcune inesattezze sulle caratteristiche discriminanti dell'azione del serial killer, come ad esempio quando si è parlato di serial killer a proposito degli autori della strage di Novi Ligure e anni prima a proposito di quella di Pietro Maso e compagni. Vediamo innanzitutto di tracciare delle specificazioni in merito alle diverse modalità di azione omicidiaria e in quali di esse si distingue il serial killer.
Una distinzione sulle modalità dell'omicidio plurimo è stata fatta a metà degli anni '80 negli USA dall'FBI grazie ai dati forniti dall'NCAVC (Centro nazionale di analisi dei crimini violenti) visto il crescente aumento di omicidi plurimi e la difficoltà da parte degli inquirenti nel trovare dei punti fermi che aiutassero a tracciare un identikit criminogeno.
Di solito gli omicidi multipli si possono inquadrare in queste categorie.
Riferimenti Bibliografici
Musci, A., Scarso, A., Tavella, G. (a cura di) (1997) vivere per uccidere, anatomia del serial killer. Calusca Edizioni.
Bourgoin, S. (1993) la follia dei mostri. Sperling & Kupfer Editori, 1995
Ancora Ground Zero Trovati Resti Umani
La Repubblica del 20 ottobre 2006, 11 settembre
Sono vaste porzioni di braccia e gambe. Ancora anonime
I parenti delle vittime: "Le indagini chiuse troppo in fretta"
Trovati resti umani a Ground Zero
5 anni dopo l'11/9: è polemica
NEW YORK - Nonostante Ground Zero sia stata passata al setaccio per diversi anni, oggi sono stati ritrovati resti umani, almeno una decina, e due portafogli appartenenti a vittime dell'11 settembre. L'area dove è avvenuto il macabro ritrovamento si trova nel margine nord-ovest del sito dove sorgevano le Torri Gemelle. Né le squadre dei soccorritori né il Dipartimento dei Vigili del Fuoco che aveva sorvegliato l'andamento dell'operazione, hanno saputo offrire una spiegazione plausibile.
Ancora più stupefatte delle autorità sono state le famiglie delle vittime dell'11 settembre anche perché i resti umani rinvenuti non sono piccoli frammenti di ossa ma vaste porzioni di braccia e di gambe. Cinque anni dopo gli attenti che hanno ucciso 2.749 persone, circa 1.150 vittime devono ancora essere identificate. La scoperta è stata fatta ieri al livello della strada dietro il podio costruito per consentire alle famiglie delle vittime di leggere il nome dei loro cari.
L'area è stata usata anche come strada di servizio di accesso al cantiere dell'ex World Trade Center. Operai della società elettrica Con Edison hanno portato in luce i resti durante uno scasso nell'asfalto. Almeno tre parti di cadavere non erano completamente decomposte. E' stato chiamato subito il medico legale che ha confermato l'appartenenza dei resti a vittime dell'11 settembre. Le famiglie delle vittime hanno protestato e convocato subito una conferenza stampa: a loro giudizio il ritrovamento di ieri è la prova che l'operazione di recupero delle salme dal luogo della strage venne all'epoca conclusa prematuramente.
"Il fatto che questi frammenti sono stati trovati a Ground Zero dimostra che è stato fatto un grave errore sospendendo l'operazione", ha protestato Charles Wolf, il vedovo di una donna che lavorava al 97esimo piano della Torre Nord del World Trade Center il cui cadavere non è mai stato ritrovato. Il ritrovamento di ieri non è il primo che avviene anni dopo la tragica giornata che ha cambiato lo skyline di New York e la storia d'America: la scorsa primavera decine di frammenti sono venuti in luce nel palazzo della Deutsche Bank, limitrofo al cantiere di Ground Zero e gravemente danneggiato nel crollo delle Torri Gemelle.
L'operazione di recupero dei resti delle vittime dell'11 settembre è cominciato parallelamente alla ricerca di sopravvissuti la sera stessa degli attentati ed è durato nove mesi. Sono stati recuperati in tutto 20 mila frammenti di resti umani, ma in molti casi il Dna presente nel campione è risultato troppo danneggiato dal calore, dall'umidità e dal tempo per poter essere abbinato al Dna fornito dalle famiglie e in mano ai medici legali del comune di New York.
Serial Killer - Introduzione al fenomeno dell'omicidio seriale 3
I serial killer disorganizzati uccidono invece perché colti da un impulso improvviso, senza scegliere la vittima e senza curarsi di lasciare tracce, utilizzando talvolta un'arma trovata sul posto.
Il luogo del delitto si trova spesso nei pressi della loro abitazione e si presenta come disordinato, lasciato così come è. I delitti sono efferati e a volte sono costellati da atti sessuali e di cannibalismo verso la vittima. Tali assassini seriali sono mentalmente malati, per lo più affetti da psicosi. Infatti c'è da dire che molti di queste sequele di violenza sarebbero potute essere evitate se i malati fossero stati adeguatamente curati e monitorati da uno specialista soprattutto nelle fasi a sfondo delirante-persecutorio. Infatti il cosiddetto "raptus" dello schizofrenico sembra non esistere, dato che l'atto violento di quest'ultimo avviene dopo tutto un crescendo di segnali, di sintomi sempre più gravi e frequenti cui non si è posto tampone con un aiuto farmacologico o psichiatrico.
Considerando più specificamente le tipologie di assassino seriale si possono distinguere a seconda della motivazione che li spinge ad uccidere tre categorie: gli psicotici, gli edonisti, i missionari.
Gli psicotici (schizofrenici, paranoici) uccidono perché guidati da allucinazioni uditive (voci imperative) e da deliri mistici o di grandezza.
Gli edonisti, che uccidono per il "gusto di uccidere", per l'emozione ed il piacere che provocano la soppressione di un essere umano, per il senso di onnipotenza che deriva dal poter disporre totalmente della vita di un uomo; una sottocategoria è costituita dai "Lust-Killer", ossia "assassini per libidine", per i quali l'omicidio riveste il valore di gratificazione sessuale, perché per raggiungere l'orgasmo devono uccidere.
I missionari, che uccidono sulla base di "motivazioni morali": le vittime sono prostitute, omosessuali, neri, barboni, drogati, ossia quelle categorie di persone che essi considerano la "feccia" da cui ripulire il mondo.
Infine a proposito del comportamento violento del serial killer vale la pena ricordare la considerazione dello psicoanalista Frank M. Lachmann. Secondo Lachmann vari fattori: storici, ambientali, genetici e psicologici, tra cui anche gli abusi e le violenze subite porterebbero il futuro serial killer a sviluppare un'aggressività di tipo "eruttivo, vulcanico"; un'aggressività cioè che invece di essere una reazione comportamentale ad un ambiente che non è in grado di soddisfare i bisogni (come nelle persone normali) e quindi "reattiva", eromperebbe senza bisogno di nessuna sollecitazione dal contesto in cui è immersa la persona.
Il serial killer spesso non è consapevole di questa impulsività comportamentale, ed è per questo forse che conducono una doppia vita, una magari banale e anonima ed un'altra drammatica che li porta ad uccidere.
Nel caso di violenze subite nell'infanzia da un bambino, Storolow (un'altro psicoanalista) afferma che dopo averne subito la conseguente reazione emotiva dolorosa, il bambino desidera intensamente da parte di qualcuno una risposta sintonizzata che possa modulare, contenere, migliorare il suo stato affettivo reattivo e doloroso. Quando invece (come nel caso dei serial killer) il dolore affettivo del bambino incontra una consistente mancanza di sintonia, allora egli percepisce che quei sentimenti reattivi dolorosi, non sono bene accolti da chi si occupa di lui, e devono essere sequestrati in modo difensivo per poter sostenere il legame di cui egli ha necessità. Questo affetto abortito diventa fonte di conflitto e vulnerabilità agli stati traumatici e dura tutta la vita. Inoltre spesso il bambino acquisisce la convinzione inconscia che gli stati affettivi dolorosi e terrorizzanti sono le manifestazioni di una sua tara disgustosa, oppure di una sua cattiveria interiore intrinseca.
Si viene così a formare internamente una identità in negativo, un Sé cattivo e tutte le volte che l'individuo ritiene di non essere stato compreso, "contenuto" dall'altro, reagirà con rabbia e violenza per aver visti ancora una volta frustrati i suoi bisogni di rassicurazione e di sintonizzazione emotiva.
Riferimenti Bibliografici
Musci, A., Scarso, A., Tavella, G. (a cura di) (1997) vivere per uccidere, anatomia del serial killer. Calusca Edizioni.
Bourgoin, S. (1993) la follia dei mostri. Sperling & Kupfer Editori, 1995
di Sergio Antonini da http://www.psyreview.org/articoli2001/20010803-antonini-01.htm
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Il "Muss Murderer", ossia l'omicida di massa, è colui che compie quattro vittime o più in uno stesso luogo e nella medesima circostanza; esempi di questo tipo appaiono spesso nelle cronache americane, ultimamente un uomo ritenendo di aver subito un licenziamento ingiusto dal suo posto di lavoro ha ucciso con un fucile 6 dipendenti dell'ufficio in cui lavorava.
Lo "Spree Killer" è l'autore di tre o più atti omicidiari distinti, con un intervallo di tempo di solito breve (non superiore ad un ora) che separa un omicidio dall'altro. La cinematografia statunitense ci ha fornito un calzante esempio di Spree Killer con il film "Un giorno di ordinaria follia" di J. Schumacher.
Gli autori della strage di Novi Ligure o quelli dell'uccisione dei coniugi Maso nel 1991 possono essere riconosciuti come esempi di "Family Murderers"; infatti la caratteristica principale del Family Murderer è quella di focalizzare la sua azione omicidiaria contro i membri della sua famiglia: la strage viene spesso compiuta nella medesimo luogo e circostanza o quanto più portata a termine in un breve lasso di tempo (massimo un'ora). Il motivo per cui le stragi sia dello Spree Murderer che del Family Murderer non si protraggono molto a lungo dipende sia dal movente dell'azione che nella maggioranza dei casi risiede in un disturbo psichiatrico preesistente che porta l'omicida a compiere l'atto nel più breve tempo possibile pressato da una forma delirante che lo obbliga a farlo, sia perché dopo i primi omicidi viene velocemente rintracciato e fermato dalla polizia.
Altri dati interessanti da aggiungere a proposito di tutte e tre queste tipologie di assassino multiplo sono che gli assassini non scelgono l'identità delle vittime, massacrano chiunque abbia la sventura di incontrarli, essi inoltre come ho già accennato, arrivano al momento omicidiario in uno stato di disorganizzazione delle funzioni psichiche, o sotto l'effetto di droghe, non hanno cioè in termini di legge la piena capacità di intendere e volere le loro azioni. Questo tipo di killer infine finisce con il perdere facilmente il controllo della situazione che lui stesso ha creato, lascia innumerevoli tracce sul suo cammino di morte che non si preoccupa di celare, viene presto rintracciato e messo alle strette dalle forze dell'ordine e la sua azione termina o con il suo suicidio messo in atto per evitare l'arresto o con la morte in uno scontro a fuoco con la polizia, più raramente si costituisce spontaneamente.
Il Serial Killer, di cui mi occupo qui in particolare, è definito come colui che, letteralmente, "uccide in serie" da un minimo di 2-
In questo si differenzia come già si può vedere dalle tre precedenti tipologie di omicidi sia per la durata che per il raggio di azione implicati nell'omicidio.
Il "Ritual Murderer", ossia l'assassino che uccide per adempiere ai dettami e ai rituali di sette pseudoreligiose, pseudopsicologiche o a sfondo esoterico per scopi di iniziazione, purificazione, propiziatori, orgiastici ecc...
Un esempio di tale omicidio rituale è fornito dal caso dei delitti compiuti negli anni '60 dagli adepti della setta di Charles Manson, che destarono scalpore per l'incredibile ferocia con la quale furono commessi.
Tornando ad occuparci di assassini seriali, la nazione in cui si è registrato il maggior numero di casi di serial killer sono gli USA; fino al 1997 (anno a cui ci riferiamo per la casistica sui S.K.) sono considerati attivi negli USA quasi 100 serial killer e 450 sono reclusi in prigione, a questi ultimi sono stati attribuiti circa 2.700 omicidi, ma considerando le numerose persone scomparse in questi stati potrebbero essere ancora di più.
I motivi per cui negli ultimi decenni si è registrato in alcune nazioni un incremento dei serial killer sono tanti.
Innanzitutto il fenomeno è divenuto mano a mano più visibile in virtù dei moderni mezzi d'informazione, sempre più efficienti, che ormai quotidianamente parlano dei delitti dei serial killer, inoltre i sistemi investigativi e le procedure di medicina legale hanno permesso di ascrivere alla mano dei serial killer molti delitti che in altri tempi sarebbero stati archiviati come decessi di altro genere.
Un territorio come gli Stati Uniti inoltre, in cui troviamo gran parte della popolazione ammassata in metropoli che superano spesso i 3 milioni di abitanti, con un alta densità di popolazione e con diverse fasce della popolazione in forte rischio di marginalità sociale e in condizioni di povertà, costituisce un habitat ideale per la condotta omicidiaria del serial killer.
Infatti l'ambiente alienante e individualistico della società metropolitana/industriale, in cui migliaia di individui vivono dentro un grattacielo, con scarsi momenti di incontro dati i diversi orari lavorativi e di continuità relazionale, dato il notevole intercambio di persone in uno stesso stabile, favorisce quello stile di vita solitario e anonimo dentro cui si cala l'omicida. Nell'ambiente metropolitano si è infatti persa quella sorta di controllo, di monitoraggio sociale che era costituito nella società rurale, dalla piccola comunità contadina, stretta intorno alle solide tradizioni della chiesa, del lavoro nei campi e dei riti, delle feste di villaggio, in cui tutti sanno tutto di tutti e parlano di tutti.
Infine il fatto che ogni differente stato degli USA abbia una diverso sistema giudiziario facilita l'operato degli omicidi che sono soliti uccidere le loro vittime in diversi stati: il diverso modo di intendere reati contro il patrimonio e la persona, la diversa velocità dell'apparato burocratico, la difficoltà tra gli stati nel passarsi informazioni sui casi ha permesso a molti criminali ricercati magari da anni in uno stato, di commettere molti altri omicidi in un altro prima di essere individuati e riconosciuti colpevoli per tutti i crimini commessi.
Gli studiosi americani, dopo aver esaminato tutti i serial killer incarcerati, hanno tracciato un identikit psicobiografico che si può così riassumere.
Sono prevalentemente maschi di razza bianca (nel 90% dei casi), hanno un'età media all'epoca dell'omicidio di 27 anni. Sono sia eterosessuali che omosessuali; primogeniti, hanno trascorso la loro infanzia e adolescenza in famiglie violente, con una madre "patologica" (spesso prostituta) e un padre assente (delinquente). Da bambini sono stati trascurati o maltrattati e sono sono stati oggetto di violenze anche sessuali, manifestando di conseguenza comportamenti disturbati quali torture ad animali e piromania, con marcato isolamento sociale.
La mancanza di rapporti interpersonali e di validi modelli di riferimento ha provocato, da adolescenti, l'incapacità di interagire con le persone dell'altro sesso, con la conseguenza di accumulare frustrazione e rabbia: gli assasini seriali non hanno avuto normali rapporti eterosessuali, preferendo invece la masturbazione compulsiva e rapporti omosessuali o la zoofilia; hanno manifestato in adolescenza comportamenti antisociali (furti, violenza, fughe da casa, abuso di alcool e droghe). Dotati di un quoziente intellettivo medio, in età adulta, talvolta, sono riusciti a costruirsi una famiglia, cosa che consente loro di assumere una facciata di normalità, dietro la quale si cela però il problema dell'indefinita identità sessuale.
Sono spesso pigri e incostanti sul lavoro, attività nella quale accumulano ulteriori stress e frustrazioni, per sfuggire alle quali tendono a rinchiudersi nel loro mondo immaginario.
L'iter che porta questi individui a compiere quel passo fondamentale per la loro condotta di assassini recidivi che è il primo omicidio, è costituito da un lungo percorso iniziato nell'infanzia, caratterizzato da "fantasie onnipotenti di morte" che si fanno con il passare degli anni sempre più vivide e pressanti, fino a non poter più solo esser solo pensate ma a dover anche essere messe in atto. Le fantasie di un serial killer psicopatico si fondano quasi sempre secondo Roger Depue esperto dell'FBI sul binomio sesso-violenza, attraverso la loro infanzia di bambini abusati sia fisicamente che sessualmente incominciano a costruire delle fantasie a sfondo sadico-sessuale, in cui il ruolo del violento e del seviziatore è svolto da loro ed in cui l'orgasmo non può essere raggiunto se non infliggendo sugli altri sofferenza e dominio.
L'assassino seriale con l'eliminazione di un essere umano appaga i suoi fantasmi di morte e distruzione, concretizza e ritualizza questo fantasma di rivalsa sull'aggressore di un tempo, questa "sensazione di onnipotenza", di aver avuto cioè pieno dominio e arbitrio dell'altrui vita gli dà quel tantum di eccitazione, di trasgressione, di conquista che lo fa sentire vivo, porta l'omicida a ripetere l'esperienza più volte, rendendolo così un serial killer, vampiro della vita degli altri.
Per quanto riguarda le modalità con cui uccidono si possono distinguere due tipi di omicidi: I serial killer organizzati e i serial killer disorganizzati: I primi pianificano con cura i delitti, scegliendo le vittime ed il luogo del delitto. Utilizzano un'arma propria e non lasciano tracce. Sono individui apparentemente normali, socialmente inseriti, spesso coniugati e ciò rende molto difficile individuarli; inoltre siccome posseggono mediamente un alto quoziente intellettivo mettono a punto tutta una serie di accorgimenti che rendono difficile alla polizia la loro individuazione e cattura. Per esempio riescono a uccidere diverse persone in luoghi anche molto distanti fra loro, stanno attenti a non lasciare tracce sul luogo del delitto, cambiano volutamente "modus operandi" [ nota1 ] per confondere gli inquirenti, seguono attentamente lo svolgersi delle ricerche e spesso anticipano le mosse della polizia. Inoltre sono gratificati dall'attenzione data loro dai mass-media perché ciò rafforza l'identità negativa che si stanno costruendo e spesso sfidano le autorità inviando messaggi denigratori di sfida o rivendicando con qualche macabro particolare la paternità dei propri misfatti. Infine sono capaci di intendere e volere, pur presentando disturbi della personalità, di carattere sadico e sessuale. Riferimenti Bibliografici
Musci, A., Scarso, A., Tavella, G. (a cura di) (1997) vivere per uccidere, anatomia del serial killer. Calusca Edizioni.
Bourgoin, S. (1993) la follia dei mostri. Sperling & Kupfer Editori, 1995
di Sergio Antonini da http://www.psyreview.org/articoli2001/20010803-antonini-01.htm





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