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Serial Killer - Introduzione al fenomeno dell'omicidio seriale 1

di Sabina Marchesi (30/10/2006)

Dai primi giorni di febbraio fino ad oggi stiamo assistendo allo svolgersi delle vicende relative a Michele Profeta, il presunto killer di Padova, accusato di aver commesso due forse tre omicidi nella zona lombardo-veneta; l'ultima notizia trasmessa dai giornali riguarda un suo probabile tentativo di fuga dal carcere scoperto in tempo dalle guardie carcerarie.

Intanto i mass-media ripropongono particolari sempre più esaurienti sui delitti dell'assassino e sulle carte da gioco lasciate da quest'ultimo accanto ai cadaveri e ancora una volta viene chiamata in causa la figura del "mostro", termine italiano, a dire il vero semplicistico e non corretto, con cui si suole tradurre la parola "serial killer". Il termine omicida seriale molto più vicino al significato della formula inglese "serial killer", non ha ottenuto mai molto credito forse per la maggiore suggestione e spettacolarità che la parola mostro sa esprimere.

L' immagine dell'omicidio ha da evocato da sempre un misto di paura ed insieme di inquietante fascino nell'uomo.

 

 E' sufficiente pensare alla dimensione istituzionalizzata dell'omicidio messa in atto quotidie, negli scontri tra gladiatori nel colosseo, nella Roma imperiale, così come ai sacrifici umani compiuti dagli Aztechi per gli dei, ai raffinati e truculenti sistemi di tortura congegnati nel medioevo dalla inquisizione spagnola o nel rinascimento nell'Inghilterra di Enrico VIII, fino ad arrivare alla grande riscossione di successo dei romanzi gialli a partire dalla metà dell'800 con i racconti più celebri che raccontavano di assassinii e morti misteriose.

 La figura dell'omicida seriale ha poi aggiunto a queste già cospicue motivazioni quella non indifferente della figura dell'insospettabile omicida, dell'immagine del doppio, diviso e tormentato da una doppia esistenza, solare e ktonia al tempo stesso, il "Doctor Jekyll and Mr Hide" descritto mirabilmente da Stevenson per intenderci.

 Quello che più affascina del fenomeno è probabilmente l'incontro con la personificazione del male, la violenza perpetrata su di un altro essere umano senza altri fini, la votazione dell'omicida a questo stile di vita efferato, come testimonia il titolo di un libro sull'analisi dell'omicidio seriale intitolato "Vivere per uccidere".

 

 Perché il serial killer e questa è una caratteristica distintiva della sua personalità, non uccide per un regolamento di conti (come un killer mafioso), per questioni economiche o di acquisizione di potere (i delitti dei "colletti bianchi"), né per rivendicazioni politiche (come le organizzazioni terroristiche), ma bensì per delle motivazioni inconsce che pur nella loro diversità si ricollegano al piacere recato dal sopprimere l'esistenza altrui.

 Spesso però soprattutto nelle notizie fatte circolare dai mass-media si possono riscontrare alcune inesattezze sulle caratteristiche discriminanti dell'azione del serial killer, come ad esempio quando si è parlato di serial killer a proposito degli autori della strage di Novi Ligure e anni prima a proposito di quella di Pietro Maso e compagni. Vediamo innanzitutto di tracciare delle specificazioni in merito alle diverse modalità di azione omicidiaria e in quali di esse si distingue il serial killer.

 Una distinzione sulle modalità dell'omicidio plurimo è stata fatta a metà degli anni '80 negli USA dall'FBI grazie ai dati forniti dall'NCAVC (Centro nazionale di analisi dei crimini violenti) visto il crescente aumento di omicidi plurimi e la difficoltà da parte degli inquirenti nel trovare dei punti fermi che aiutassero a tracciare un identikit criminogeno.

 

 Di solito gli omicidi multipli si possono inquadrare in queste categorie:

Il "Muss Murderer", ossia l'omicida di massa, è colui che compie quattro vittime o più in uno stesso luogo e nella medesima circostanza; esempi di questo tipo appaiono spesso nelle cronache americane, ultimamente un uomo ritenendo di aver subito un licenziamento ingiusto dal suo posto di lavoro ha ucciso con un fucile 6 dipendenti dell'ufficio in cui lavorava.

 Lo "Spree Killer" è l'autore di tre o più atti omicidiari distinti, con un intervallo di tempo di solito breve (non superiore ad un ora) che separa un omicidio dall'altro. La cinematografia statunitense ci ha fornito un calzante esempio di Spree Killer con il film "Un giorno di ordinaria follia" di J. Schumacher.

 Il "Ritual Murderer", ossia l'assassino che uccide per adempiere ai dettami e ai rituali di sette pseudoreligiose, pseudopsicologiche o a sfondo esoterico per scopi di iniziazione, purificazione, propiziatori, orgiastici ecc...

Riferimenti Bibliografici

 Musci, A., Scarso, A., Tavella, G. (a cura di) (1997) vivere per uccidere, anatomia del serial killer. Calusca Edizioni.

 Bourgoin, S. (1993) la follia dei mostri. Sperling & Kupfer Editori, 1995

 

 di  Sergio Antonini da http://www.psyreview.org/articoli2001/20010803-antonini-01.htm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categoria: Serial Killer
Tag: killer,serial
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