http://guide.dada.net/giallo_e_noir/misteri_e_delitti/

Luglio 2006

DLMM GVS
1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31

Tag

Ultimi post

Ultimi commenti

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us

Chi uccide?

di Sabina Marchesi (07/07/2006)

 

Molteplici, e generalmente associati alla tipologia di vittima prescelta, sono i motivi che spingono una persona ad uccidere.

foto intervento

 

 

 

A volte però,  l’omicidio è un atto fine a se stesso  che ha  semplicemente lo scopo di soddisfare il “bisogno” di uccidere. Tipico è il caso di James Edward Wood, che in vent’anni di carriera omicida, uccise, molestò, stuprò e mutilò donne di ogni età solo per il gusto di uccidere, molestare, stuprare e mutilare.

 

Quando sono degli uomini di sesso maschile le vittime degli omicidi spesso, questi, come il loro assassino, si rivelano essere degli omosessuali infrangendo la legge del “cane non mangia cane”.

 

 

 

 

 

 

  • Chi uccide lo fa perché non accetta la sua natura di omosessuale e quindi tenta di sopprimere questa parte di se “sbagliata” assolvendo alla sua missione di “pulitura” del mondo dagli omosessuali.
  • Il confronto con una parte di se che non si accetta ma che talvolta le situazioni quotidiane obbligano ad avere, fa scattare nel soggetto una sorta di meccanismo di difesa che lo porta ad eliminare il responsabile di tale confronto o disagio.

 I Serial Killer sono persone insicure e dotate di bassa autostima, per questo tra le loro   vittime abitudinarie ci sono le donne, perché più deboli, e facilmente assoggettabili; i killer    vogliono essere i padroni, quelli fisicamente più forti, intrappolando giovani ragazze e donne mature   con le armi della seduzione e delle lusinghe.

 

  • L’assassino si sente sessualmente inadeguato e di conseguenza  frustrato; uccidendo delle donne recupera fiducia, stima in se stesso e afferma la propria virilità.
  • Al contrario, invece, la prepotente sessualità del soggetto diventa difficile da controllare e appagare se non attraverso molestie e stupri che si concludono con la morte della vittima.

Non sempre però la scelta dell’assassino cade su una categoria di donna in particolare ma piuttosto è rivolta a tutte le donne.

 

Il killer russo Serghi Kashinzev ne è un esempio.

 

Rimasto storpio a causa di una poliomelite contratta da bambino, Serghi non riuscì mai ad avere normali rapporti con le donne uccidendone un numero imprecisato.

 

La vittima più comune negli omicidi seriali è la prostituta, perchè  più facile da avvicinare, è più semplice sviare i sospetti, è disponibile e servile nei confronti del cliente di turno e rappresenta il simbolo del peccato.

 

Uccidendo prostitute l’omicida  acquisisce autostima e sicurezza sia nelle relazioni sociali che nella sfera sessuale.

 

 

 

Un’altra ideale vittima per un serial killer sono i bambini.

 

Influenzabili, poco impegnativi e con scarsa autodifesa vengono scelti all’interno di ospedali e orfanotrofi così da evitare legami di sangue diretti.

 

Nell’infanticidio motivato da pedofilia, invece, l’assassinio ha solo la funzione di togliere di mezzo un testimone scomodo.

 

 

 

Meno frequenti sono, infine, l’omicidio seriale di massa e l’omicidio seriale di coppie.

 

Nell’omicidio seriale di massa è l’omicida ad avere il totale controllo della scena. Lui è il regista e le vittime sono i suoi attori. Lui decide per più persone contemporaneamente senza mai instaurare contatti fisici con le vittime e pianificando sin nei minimi dettagli l’intera azione omicidiaria e le vie di fuga.

 

L’omicidio seriale di coppia riguarda, in linea di massima,  le coppiette appartate in auto in luoghi isolati.

Le modalità di uccisione sono sistematiche e seguono uno schema ben preciso.

 

Prima uccide l’elemento più forte, l’uomo, con un’arma da fuoco, poi l’assassino si accanisce sulla donna utilizzando un’arma bianca.

 

Il killer che si accanisce sulle coppie ha gravi problemi relazionali e spesso vive isolato in un mondo fantastico precluso al piacere sessuale ed affettivo.

 

Famoso è il caso del “Mostro di Firenze”, catturato e condannato dopo vent’anni di uccisioni e mutilazioni.


Cinzia Ceriani

vota
Voto totale #SCORE#
Voto totale #SCORE#

Credete nel Paranormale?

di Sabina Marchesi (07/07/2006)

Con il termine francese Dejavù si indica comunemente la bizzarra sensazione di aver già vissuto una determinata scena con il convincimento di sapere cosa stia per succedere l’attimo dopo. Una volta analizzata e razionalizzata la sensazione scompare lasciandoci con un senso di misterioso sgomento.

 

La stessa cosa capita con posti e luoghi dove non si è mai stati, e che logicamente non ci sarebbe possibile riconoscere, mentre invece essi rivelano per noi connotazioni familiari, come se rivedessimo qualcosa che per contro non possiamo in alcun modo aver vissuto o visto.

Spesso la logica si arena di fronte a queste manifestazioni inconsce che alla fine archiviamo nella nostra memoria come episodi curiosi, ma non determinanti.

 Dunque il termine Dejavù che letteralmente significa Già Visto identifica un momento o una situazione che in realtà sperimentiamo per la prima volta, con la sensazione “errata” di averlo già vissuto.

 Come per molti fenomeni che ancora sfuggono alla nostra comprensione non esistono spiegazioni concrete o scientifiche, mentre sono state avanzate parecchie ipotesi, alcune delle quali molto suggestive.

 Le teorie avanzate per spiegare questo momento sensoriale abbracciano tutti i campi, vasti e variegati, e vanno dai percorsi empirici, al  paranormale, allo psicologico.

 Base di tutto sembra essere il nostro cervello, i cui percorsi non ci sono ancora del tutto noti, e che continua per questo a rappresentare una sorta di territorio inesplorato e sconosciuto.

 Una delle teorie avanzate in principio è quella psicanalitica. In pratica si suppone che in determinati momenti potrebbero affiorare dal nostro subconscio di brandelli di memoria e ricordi del passato che suggeriscono solo un senso di vaga familiarità e non un ricordo ben preciso. Questo ci indurrebbe a travisare e ad attribuire al fenomeno delle connotazioni mistiche o misteriose. A volte si tratta invece di falsi ricordi, il tentativo cioà del nostro cervello di crerare dei paralleli tra l’esperienza attuale e quelle pregresse, effettuato confrontando il presente con il passato, a volte potrebbe dare dei risultati sfalzati, non reali o non veritieri, producendo il medesimo risultato di esperienza “paranormale”.

 Questa spiegazione si avvicina a quella psicologica, dove gli specialisti del settore identificano il fenomeno con quella che tecnicamente viene chiamata paramnesia. Sarebbe in pratica una simulazione virtuale del nostro cervello che “crede” erroneamente di ricordare qualcosa che in realtà non è mai avvenuto. Un errore giustificabile e indotto da esperienze comunque assorbite ma non realmente vissute. Come una fotografia vista dalla medesima angolazione, un ricordo narrato da altri, un’esperienza analoga ma non uguale che viene travisata e confusa. In pratica un errore percettivo.

 L’ultima ipotesi in ordine di tempo è quella di un conflitto a livello di informazioni cerebrali. Una sinapsi errata. In poche parole un’asincronia di segnale. Il nostro cervello registrerebbe come già avvenuti fatti e sensazioni che stanno di fatto avvenendo solo in quel momento creando una sorta di sovrapposizione delle tracce, dandoci l’illusoria sensazione di pre-vissuto. Un circuito troppo veloce dove si ha la consapevolezza di qualcosa prima che la sensazione ricevuta si trasformi in un evento percettivo preciso. Tale disfunzione potrebbe essere dovuta all’azione indipendente dei due emisferi cerebrali nella fase elaborativa dei segnali sensoriali.

 Infine, molto vicina a quella parapsicologica, esiste la teoria secondo cui la sensazione di dejavù sarebbe provocata da un qualche tipo di emozione dissociativa. Determinati momenti richiamerebbero alla nostra mente sensazioni e stimoli proveniente da emozioni provate in passato e che vengono associate al momento vissuto per analogia e similitudine. La tipica sensazione di una frase già ascoltata, o di un luogo già visto che molti scambiano per esperienze di vite precedenti che riaffiorano alla memoria. Il fatto che la sensazione non sia fondata viene però provato dal fatto che non appena si tenti di focalizzare o razionalizzare il fenomeno di preveggenza, tentando di identificare la sensazione e di concentrarsi su quello che crediamo di sapere circa gli immediati sviluppi dell’azione, essa svanisce, lasciandoci giustamente con un senso di inadeguatezza, riguardo al quale la spiegazione paranormale risulta certo molto rassicurante.

 L’estremizzazione della teoria paranormale prevede poi addirittura che non solo rammentiamo brandelli di vita vissuta precedentemente in esperienze di reincarnazione, ma addirittura saremmo in grado di ricevere segnali percettivi trasmessi da altri, vissuti nel passato o nel presente, in una particolare forma di telepatia a distanza.

 Rimane il fatto che, come sempre, per tutto quello che ancora non siamo in grado di spiegare perfettamente, le teorie paranormali rimangono sempre le più affascinanti proprio perché inspiegabili e ammantate di mistero.

 Raccontateci le vostre esperienze in merito, avete mai avuto questa sensazione? Qualcuno vi ha mai confessato un segreto del genere? Avete mai vissuto la sensazione di essere già stati in un certo posto in un'altra vita?

Parliamone assieme, a volte la verità può essere più affascinante del mistero più nero e potreste scoprire che non siete i soli ad aver vissuto esperienze inspiegabili.

Sabina Marchesi 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vota
Voto totale #SCORE#
Voto totale #SCORE#